il cantiere continua. No allo stop dei lavori
Nessuno stop alle ruspe, le macchine nell’agro romano tra la Capitale e i Castelli restano in moto.
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha detto no al blocco d’urgenza del cantiere di Santa Palomba, respingendo l’istanza di sospensiva presentata dall’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore.
Un passaggio cruciale e attesissimo nell’intricata partita giudiziaria sul progetto destinato a cambiare per sempre il volto e il destino della gestione dei rifiuti capitolini.
Mentre nell’aula di via Flaminia i magistrati esaminavano i faldoni della fase cautelare, la strada si è trasformata nel teatro della protesta.
Bandiere, striscioni e un cordone di residenti e attivisti si sono radunati davanti al palazzo del Tar per chiedere la paralisi immediata delle pale meccaniche in attesa del verdetto sul merito.
Ma l’ordinanza dei giudici ha gelato le aspettative degli oppositori: per il momento non sussistono i presupposti per interrompere le attività.

Ruspe in azione: salvaguardato il cronoprogramma del Giubileo
Il provvedimento sblocca la prosecuzione delle attività preliminari nell’area destinata a ospitare il cosiddetto “Parco delle Risorse Circolari”, il mega polo tecnologico studiato per trattare e bruciare i rifiuti indifferenziati prodotti da Roma.
La decisione consente di rispettare la tabella di marcia e le scadenze operative imposte dall’ordinanza commissariale.
Va ricordato che l’ordinanza dei giudici di via Flaminia riguarda unicamente l’istanza cautelare e non equivale a un’assoluzione nel merito delle autorizzazioni (compreso il PAUR, il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale).
Per capire se l’opera sia pienamente conforme alla legge bisognerà attendere la discussione d’udienza ordinaria.
La carta dell’archeologia: «Spunta un acquedotto di epoca romana»
I comitati non intendono tuttavia fare un passo indietro ed erigono la propria barricata attorno alle presunte criticità ambientali, paesaggistiche e urbanistiche della struttura. Ad arricchire la battaglia giudiziaria potrebbero arrivare a breve nuovi elementi:
«Nel ricorso appena esaminato dal Tar non è stato possibile allegare in tempo utile le integrazioni sui recenti ritrovamenti nell’area», spiegano dall’Unione dei Comitati. «Sotto la terra dove dovrebbe sorgere l’impianto sono emersi i resti di un antico acquedotto presuntivamente di epoca romana. Porteremo queste prove nelle prossime fasi processuali».
Nel mirino delle associazioni restano anche i pareri e le valutazioni espresse dalla Soprintendenza in merito alla tutela dell’agro romano.
Ma mentre la schermaglia legale promette di andare avanti per mesi, a Santa Palomba le ruspe continuano a scavare in attesa della sentenza di merito.
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