Calderon assolto per non aver commesso il fatto
Un clamoroso colpo di scena cancella la massima pena e riapre il giallo sull’esecuzione di Fabrizio Piscitelli, lo storico leader della curva nord laziale noto come “Diabolik”, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 all’interno del Parco degli Acquedotti.
La Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma ha assolto Raul Esteban Calderon, l’uomo ritenuto dall’accusa l’esecutore materiale del delitto, ribaltando la condanna all’ergastolo comminata in primo grado.
Le motivazioni del verdetto, depositate a seguito della pronuncia dello scorso 8 maggio, certificano l’assoluzione dell’imputato con la formula “per non aver commesso il fatto”, respingendo la richiesta della Procura Generale che aveva sollecitato la conferma del carcere a vita.
«Elementi pochi e controversi»: manca la prova regina
Nel testo delle motivazioni, i magistrati d’appello chiariscono che, pur in presenza di «elementi fortemente suggestivi» derivanti dall’ipotetico coinvolgimento dell’imputato in ulteriori fatti di sangue con modalità analoghe, il compendio probatorio a carico dell’argentino non ha permesso di raggiungere la certezza granitica richiesta dal codice di procedura penale.
Secondo il collegio giudicante, gli indizi raccolti nei confronti di Calderon sono risultati «pochi e controversi», non consentendo in alcun modo di varcare la soglia del ragionevole dubbio per attribuire con certezza la paternità dell’agguato al quarantatrenne.
Manca la prova sul killer: troppa attenzione ai mandanti
I giudici di secondo grado hanno inoltre sollevato riserve sull’impostazione della sentenza di primo grado, rea – secondo la Corte – di essersi focalizzata eccessivamente sulla ricostruzione dell’ambiente criminale romano, sulla caccia ai possibili mandanti e sulla definizione del movente dell’esecuzione.
Un’impostazione che avrebbe finito per adombrare il vero nocciolo del dibattimento: la dimostrazione empirica che fosse stato proprio Calderon ad adoperare l’arma del delitto quel pomeriggio d’estate.
L’assassinio di Piscitelli, consumato in uno dei parchi più popolati della Capitale, torna così a essere un delitto senza un responsabile acclarato.
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