Navi da guerra, bunker e silos: così la Cina si addestra a combattere gli Usa nel deserto dei misteri
Le nuove aree strategiche della Cina sono situate a migliaia di chilometri da Pechino e dai suoi grattacieli luminosi. Nell’estremo occidente del Paese, in alcune tra le province più isolate, tra deserti, zone montuose e aree aride, sorgono alcuni tra i principali siti di addestramento dell’Esercito Popolare di Liberazione. Dimenticatevi gli scenari tradizionali. Da queste parti la specialità della casa è caratterizzata dalla presenza di riproduzioni quasi perfette dei mezzi militari degli Stati Uniti e da repliche quasi perfette dei palazzi del potere di Taiwan. Chiaro l’obiettivo del gigante asiatico: testare missili, sistemi di puntamento e armi di ultima generazione contro bersagli realistici, simulando situazioni di emergenza come una guerra contro gli Usa o un conflitto a Taipei. Ecco che cosa sta succedendo nei meandri della Repubblica Popolare Cinese.
Sagome nel deserto: le strane esercitazioni della Cina
Da un paio di anni, come dimostrano le immagini satellitari, si susseguono le attività militari della Cina nel quadrante occidentale del Paese. Da queste parti, per esempio, sono stati segnalati molteplici tunnel orizzontali scavati nel fianco delle montagne nella base di Lop Nur – gli stessi utilizzati in passato per testare armi nucleari – e decine di silos comparsi nella prefettura di Hami.
Sono inoltre stati avvistati i residui di una sospetta esplosione nel deserto del Gobi, precisamente ad Ejina Banne, nella Mongolia Interna, in un sito solitamente utilizzato per lanciare veicoli in orbita e testare missili di lunga-media gittata. Infine, crème de la crème, ecco la presenza di mezzi statunitensi a dimensioni reali: sagome presumibilmente costruite per provare gli armamenti sul campo.
Il dossier ha preso quota nel 2024, quando Planet Labs ha immortalato una copia della portaerei statunitense USS Gerald R. Ford nel deserto di Taklamakan, nella provincia dello Xinjiang. Nella stessa area è stata avvistata anche un modello fake del cacciatorpediniere della classe Burke e muraglioni che ricordano i moli di un porto.
Fin da subito gli analisti hanno fornito un’ipotesi convincente di questo singolare fenomeno: la Cina starebbe sfruttando le imitazioni dei mezzi nemici (statunitensi) per effettuare training militare e calibrare contro di essi eventuali attacchi aerei e missilistici.
Nello Xinjiang ha preso forma un particolare poligono destinato ai test missilistici destinato soprattutto alla sperimentazione di missili anti nave, missili balistici (DF27) e armi ipersoniche come gli YJ-21 e YJ-17, ossia strumenti chiave della strategia cinese di negazione d’accesso nelle aree considerate cruciali per la sicurezza nazionale.
BREAKING: China built a full-scale target replica of the biggest nuclear aircraft carrier, the Gerald R. Ford, in the Taklamakan desert pic.twitter.com/ZduX9ExSvz
— AlexandruC4 (@AlexandruC4) January 6, 2024
Repliche di portaerei e aerei statunitensi
Di recente il Telegraph è tornato a parlare del deserto del Taklamakan, dove le forze di Xi Jinping stanno costruendo (segretamente) repliche esatte di navi da guerra e aerei da combattimento statunitensi. Il solito presunto obiettivo del Dragone: prepararsi a una guerra contro Taiwan e contro gli Stati Uniti qualora questi dovessero intervenire in loro aiuto.
Il modello tridimensionale, completato in sei mesi, include molti dei componenti dell’originale, tra cui un albero maestro completo e persino parte della sua apparecchiatura radar. Costruiti, o in fase di costruzione, troviamo modelli di aerei da combattimento, basi navali e palazzi presidenziali taiwanesi. L’accuratezza delle repliche “segnala una focalizzazione molto specifica sui potenziali avversari piuttosto che sullo sviluppo di capacità generiche”, ha spiegato Damien Symon, ricercatore di geointelligence presso The Intel Lab.
Le immagini satellitari hanno mostrato che Pechino costruito un tunnel lungo 280 km per collegare le diverse repliche degli edifici governativi di Taiwan, in previsione di un’eventuale fuga sotterranea dei leader del Paese. L’esercito cinese, nello specifico, ha realizzato modelli in scala dell’ufficio presidenziale taiwanese e dei principali edifici governativi dell’isola, in modo che i suoi soldati possano addestrarsi nell’assalto alla capitale nel contesto più realistico possibile.
“Stanno sostanzialmente creando delle repliche per consentire loro di manovrare in quella zona durante un’esercitazione, come se si trovassero a Taipei”, ha aggiunto Sean O’Connor, analista capo di immagini satellitari presso la società di difesa Janes.
La ferrovia e i bersagli
Nel cuore del remoto deserto del Taklamakan, tra i modelli e le repliche sopra elencate, una ferrovia di quasi 40 km trasporta bersagli mobili da un sito all’altro offrendo ad artiglieri e squadre missilistiche un bersaglio mobile sul quale esercitarsi.
Ci sono poi navi da guerra di varie dimensioni per testare missili in circostanze differenti, copie di aerei americani (compresi gli F-22, F-16 e F-35) e piste di atterraggio simulate disseminate di crateri. Le solite immagini satellitari hanno immortalato anche una ricostruzione della base navale di Yokosuka, la più grande base navale americana in Giappone, e quella di Su’ao a Taiwan.
La ciliegina sulla torta? Due diverse ricostruzioni della Zona Speciale di Bo’ai, situate nel centro di Taipei, dove ha sede il governo al momento guidato da William Lai, apparse in Mongolia Interna.
È così, dunque, che la Cina sta lavorando per migliorare la precisione dei suoi missili contro gruppi navali che potrebbero operare lungo la cosiddetta “prima catena di isole”, l’arco geografico che si estende dal Giappone alle Filippine e che rappresenta uno dei principali teatri della competizione militare nell’Indo-Pacifico.




