le 5 saghe che hanno segnato la mia vita da gamer
Gioco da ormai una trentina d’anni e nel corso di questi decenni ho scoperto serie e generi di ogni tipo, finendo con l’innamorarmi sempre di più del mondo videoludico. Mi piace sostanzialmente tutto e ho sempre forte curiosità di scoprire nuove avventure, ma ovviamente ci sono alcuni nomi che mi sono rimasti nel cuore più di altri.
In particolare, se mi dovessero chiedere quali sono le mie 5 serie di videogiochi preferite non avrei alcun dubbio su quali citare, nonostante si tratti lo stesso di una scelta molto difficile anche se personale dato che sono tantissimi i brand che vorrei citare. Ma i nomi seguenti sono a tutti gli effetti pezzi di vita per me, e non li sostituirei per nulla al mondo:
Devil May Cry
Ricordo ancora benissimo quando misi le mani sopra il primo Devil May Cry, quando avevo appena 12 anni: lo trovai in un grande negozio di giocattoli, ci ero entrato con la mia famiglia poiché dovevamo fare un regalo a un bambino, e questo locale aveva anche una sezione dedicata ai videogiochi. Di sicuro trovarci lì il titolo Capcom, di cui avevo sentito parlare tramite riviste varie, fu una sorpresa considerato che i suoi temi non erano teoricamente indicati per i giovanissimi.
Eppure eccolo la, e riuscii a farmelo regalare. E fu letteralmente amore a prima vista. Rimasi a bocca aperta davanti alle evocative atmosfere del castello gotico di Mallet Island, alle spettacolari azioni e combo a disposizione per far strage di demoni, ed al carisma del mitico Dante. Il primo Devil May Cry divenne in un attimo uno dei miei giochi preferiti di ogni epoca ed ho subito perso il conto di quante volte l’ho rigiocato.
Ai tempi quando lo presi era il 2003 e mancava pochissimo all’uscita di Devil May Cry 2: anche se il seguito non era assolutamente all’altezza del predecessore, finii comunque con il passarci sopra ore interminabili. E così via con tutti i seguiti, dall’immenso Devil May Cry 3 Dante’s Awakening fino a Devil May Cry 4 che andai a prendere in motorino con un amico subito appena usciti da scuola.
DmC Devil May Cry fu un regalo di compleanno e Devil May Cry 5 arrivò durante il mio primo anno a un prestigioso master in giornalismo, rendendo più piacevoli quelle giornate impegnative passate tra scrivanie, postazioni PC e telecamere.Ho amato questa serie sin dal primo momento grazie al suo stile unico e inimitabile, alla frenesia dei suoi combattimenti ed al cast memorabile di protagonisti ed antagonisti che da sempre la caratterizzano, facendomi di conseguenza appassionare agli Action Stylish ed Hack ‘n Slash. Potrei rigiocarli all’infinito e non stancarmi mai.
Final Fantasy
Il mio primo approccio con Final Fantasy non fu esattamente dei più memorabili. Mi venne regalato Final Fantasy IX su PS1, ma il disco 1 era difettoso e dunque fu necessario riportarlo indietro al negozio in cambio di altri giochi visto che non ne avevano ulteriori copie. In generale però a quei tempi (parliamo dei primissimi anni 2000, attorno la fine della scuola elementare) non ero molto interessato ai giochi di ruolo a turni che non fossero Pokémon e dunque la storica serie dell’allora Squaresoft non mi attirava affatto.
Poi tutto cambiò per sempre con Final Fantasy X, uno dei migliori giochi PS2 di tutti i tempi: anche ai tempi opponevo resistenza visto che non mi piaceva il genere, eppure sono bastate soltanto le prime note di “To Zanarkand” ed il filmato introduttivo per convincermi che dovevo dargli una chance.
Ed è così che ho scoperto quello che oggi considerato tra i capolavori più belli che abbia mai vissuto in vita mia. La passione nei confronti di Final Fantasy X mi ha di conseguenza spinto a recuperare un poco alla volta nel corso degli anni tutti gli altri episodi della serie, ed un poco alla volta Final Fantasy è diventato uno dei brand che più amo al mondo proprio grazie alla sua incredibile capacità di raccontare storie indimenticabili, offrire personaggi memorabili e reinventarsi ogni volta ad ogni iterazione.
E sebbene non sempre la serie si è mantenuta su grandi livelli qualitativi, alla fine mi sono goduto ogni episodio, persino quelli più controversi come Final Fantasy XV e XVI. Ammetto tuttavia di non essere mai riuscito ad apprezzare Final Fantasy XIII, che tra l’altro non ho mai finito proprio perché non mi ha conquistato in alcun modo. Prima o poi, però, colmerò la lacuna.
Metal Gear Solid
Se ripenso a come mi sono avvicinato a Metal Gear Solid, mi viene da ridere. Lo scoprii durante l’estate del 2003 tramite un amico che possedeva Metal Gear Solid 2 Sons of Liberty, una versione tra l’altro in spagnolo. Sono quindi partito con il capitolo più complesso e visionario, non capendoci letteralmente nulla della trama sia perché in spagnolo, sia perché non avevo nessuna conoscenza della serie così come del suo predecessore, fondamentale per capire l’evoluzione degli eventi del secondo capitolo. Eppure, nonostante una simile situazione, adorai Metal Gear Solid 2 perché era un vero spettacolo da giocare grazie a un gameplay Stealth sofisticato e pieno di sorprese. Ricordo che scambiai un mio gioco per PS2 proprio con l’MGS2 del mio amico: non mi importava che fosse in spagnolo, lo dovevo assolutamente avere. [IMMAGINE_892162] Quello fu il primo passo per scoprire un poco alla volta la serie intera, recuperando il primo Metal Gear Solid (dapprima con il remake The Twin Snakes, controverso ma che amai ugualmente) e poi seguendo di pari passo l’uscita di ogni nuovo episodio restando ogni volta sconvolto, soprattutto dall’immenso Metal Gear Solid 3 Snake Eater che metto comodamente nella Top 3 dei miei giochi PS2 preferiti. A rapirmi è stato soprattutto tutto il complesso comparto narrativo ideato da Hideo Kojima ed il suo team presso Konami, capaci di creare storie cinematografiche dalle tematiche più impensabili ma anche di reinventare ogni volta il gameplay con ogni iterazione, sperimentando idee sempre diverse e soprattutto sempre più complesse. Ed alla fine crescendo sono riuscito anche a comprendere bene tutto il significato dietro la narrativa di Sons of Liberty, restandone ancora più sconvolto. Impossibile non amare quest’opera monumentale.
Resident Evil
Ho già raccontato cosa significa per me questo nome quando ho parlato della prima volta che giocai a Resident Evil. La colossale serie di Capcom è la mia preferita in assoluto, è ciò che amo di più anche al di fuori del mondo videoludico: praticamente in ambito culturale e d’intrattenimento non esiste e credo mai esisterà nulla che possa conquistarmi esattamente come ha fatto Resident Evil, che mi ha fatto appassionare all’horror e mi ha conquistato profondamente con i suoi personaggi, le sue atmosfere claustrofobiche, le avventure in scenari oscuri e pieni di segreti, gli scontri con creature sempre più mostruose e pure con le sue storie sopra le righe. Nulla è riuscito a tenermi incollato allo schermo come questo brand, e non credo troverò mai qualcosa di altrettanto potente.[IMMAGINE_929812]Da quando misi per la prima volta le mani sopra un Resident Evil, partendo con il magistrale remake per GameCube del capostipite, la mia vita videoludica non è mai più stata la stessa. Possiedo letteralmente ogni singolo Resident Evil pubblicato da Capcom in copia fisica, persino il bruttissimo Umbrella Corps su PS4 che comunque dovevo avere a tutti i costi attraverso un’edizione giapponese o asiatica. E li ho tutti giocati e rigiocati molteplici volte al punto da conoscere ormai a memoria tutti i suoi eventi e pure i nomi delle comparse minori, riuscendo nella mia testa a ricostruire in un attimo tutta la timeline e la lore in generale. Più nello specifico, Resident Evil 4 è il mio gioco preferito in assoluto, sia nella sua versione originale del 2005 che nel suo altrettanto straordinario remake del 2023: è il perfetto manuale su come si rivoluziona un brand per continuare a renderlo forte e rilevante anche negli anni a venire, senza stare a contare tutte le cruciali innovazioni che ha apportato ai videogiochi in generale.Resident Evil è parte di me, è una componente fondamentale della mia essenza e credo che abbia avuto un ruolo fondamentale nel rendere sempre più grande la mia passione videoludica nel corso degli anni, e per questo non smetterò mai di ringraziare Capcom per ciò che ha creato.
Yakuza/Like a Dragon
Molti hanno scoperto Yakuza principalmente su PS4 grazie a Yakuza 0 ed i successivi remake e nuovi capitoli, permettendo così al franchise targato SEGA di ottenere finalmente il successo anche in occidente e non solo in Giappone. Io però sono un fan della prima ora della serie, ho cominciato con il primissimo gioco arrivato su PS2 nel 2006 in Europa e l’ho scoperto per puro caso grazie a un amico di lunghissima data: sull’ormai mitologico MSN, precursore dei moderni social network, questo ragazzo aveva messo come foto profilo proprio un’immagine del protagonista Kazuma Kiryu, attirando di conseguenza la mia attenzione. E proprio un pomeriggio passato a casa sua fu fondamentale per restare a bocca aperta di fronte a quella piccola gemma nascosta del vastissimo panorama PS2. Inutile dire che il giorno dopo corsi immediatamente in negozio per acquistare la mia copia, e da quel momento non ho più potuto fare a meno di Yakuza. Anche se in origine si doveva aspettare anche qualche anno prima di vedere le edizioni occidentali dei vari episodi, non me ne sono lasciato sfuggire uno ed oggi posso dire di avere la collezione completa comprensiva anche di quegli ormai pochi titoli del brand rimasti esclusiva nipponica. [IMMAGINE_921487] Perché amo così tanto Yakuza, ora noto anche da noi come Like a Dragon? Non è soltanto per le sue storie, i suoi protagonisti pieni di sfumature, per le epiche scazzottate (anche in stile JRPG negli episodi incentrati su Ichiban Kasuga), per le tante città da esplorare e per la sua geniale e genuina follia mescolata con toni drammatici ed eventi indimenticabili. Amo Yakuza in particolare perché mi ha fatto innamorare sempre di più del Giappone, considerato che il franchise di SEGA offre anche uno spaccato di società e cultura nipponica che può fungere da infarinatura generale su ciò che caratterizza questa realtà così lontana da noi. E se il mio sogno nel cassetto è per l’appunto andare un giorno in viaggio nella Terra del Sol Levante, il merito è proprio di Yakuza.
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