Johnny Marr – Live @ Teatro Romano (Verona, 16/07/2026)

Di Enrico Sciarrone
C’eravamo lasciati al Fabrique di Milano con Johnny Marr a inizio novembre dopo un concerto veramente strepitoso. Subito dopo qualche mese era comparso il buon Moz nello stesso palcoscenico a presentare il proprio ultimo lavoro. Sebbene entrambi abbiano dichiarato da tempo che a questo mondo c’è spazio per tutti al netto di antipatie e rancori mai sopiti, parafrasando un termine molto in uso in questi giorni dominati dai Campionati del Mondo, la marcatura ad uomo tra i due ex Smiths sembra essere sempre molto stretta. Complici nuove produzioni discografiche da parte di Morrissey e anticipi di uscite da parte di Marr, i due si erano avvicendati in rapida successione sui palcoscenici italiani, riaccendendo animi e passioni in tutto il loro vasto seguito di fan. Non è tanto diverso adesso che dovrebbe toccare a Marr presentare il nuovo lavoro” The Age of Everything” in uscita il 2 ottobre con tanto di singolo apripista “Spin”già in circolazione.
Ma l’estate, si sa, non è mai stagione di promozione ma piuttosto del proliferare ( spesso indiscriminato ) dei festival o di tour “celebrativi” che hanno spesso la propria dimensione ideale in location veramente suggestive e incantevoli come solo il nostro Bel Paese sa offrire. Ne abbiamo avuto un assaggio ieri sera all’avvio del nuovo tour di Johnny Marr comprendente ben 5 date ( da Nord a Sud, Sardegna compresa ) che ha avuto il suo battesimo ieri sera nella splendida cornice del Anfiteatro Romano di Verona, una sorta di piccola Arena, vero capolavoro di acustica naturale, progettato dagli antichi Romani per diffondere voci e suoni senza amplificazione rendendo la vita facile agli abili ingegneri del suono a supporto della band, la cui performance a livello sonoro è stata impeccabile.
Purtroppo i gradoni in pietra del Teatro sottoposti a giorni di altissima temperatura hanno impietosamente rilasciato calore rendendo l’aria abbastanza pesante. Di questo ne ha risentito parecchio il pubblico, accorso numeroso ma non da sold out con qualche vuoto sugli spalti e in platea, che però non si è perso d’animo quando si è trattato di abbracciare e avvolgere d’affetto il proprio beneamino. Tantissimi coetanei, nostalgia che si tagliava con il coltello, magliette evocative di un passato indimenticabile, ma anche parecchi giovani attratti da questo artista che è bene ricordarlo non è solo “uno degli Smiths” ma anche precursore con dei percorsi musicali abbastanza evolutivi lontani dai soliti clichè a cui spesso ci si lega.
La performance tiratissima e senza pause, la cui scaletta non differiva da quanto proposto in novembre a Milano, avrebbe dovuto in qualche modo comprendere il nuovo lavoro annunciato a breve in uscita ma il buon Johnny Marr, in grande forma, incurante del caldo e ben disposto, se n’è guardato bene soffermandosi solo in tre episodi (il gia’ citato “Spin”, “It’s time”, “All in Life”). Per il resto, ha voluto, forse conscio di trovarsi in location spesso non inserite nei consueti tour promozionali, di impostare questo tour essenzialmente nell’autocelebrazione del proprio passato più glorioso con ben 9 brani degli Smiths volendo soddisfare quel pubblico che in fin dei conti eri lì soprattutto per questo.
E mentre, a due terzi del concerto, riflettevo tra me del fatto che la location dell’anfiteatro, seppur incantevole mi apparisse limitante per un concerto rock dato tutto questo pubblico rigorosamente seduto in platea e in gradinata a fronte di brani veramente trascinanti (arduo star seduto su “Charming Man” o “Panic”) ecco che alle prime note devastanti di “Bigmouth…..” la mia riflessione si è materializzata e il pubblico è d’impeto schizzato in piedi a ballare circondando e prendendo possesso del palco e non lasciandolo piu’ fino alla fine del concerto (per la felicità della band che forse non aspettava che questo per esaltarsi ed accelerare) per una finale davvero coinvolgente con una versione a mille all’ora dell’ipnotica “How soon is now”.
La chiusura a del concerto apparteneva ad una azzeccatissima e sempre trascinante cover di “The Passenger” con il pubblico in delirio (come concludere in miglior modo?) e le lacrimucce e i cori sinceri per una laconica e struggente “There is a light that never goes out” dedicata come al solito a tutti i presenti.
La festa si è cosi conclusa , perché di questo si è trattato e non si fa a tempo a dare un occhiata ai prossimi eventi musicali che balza all’occhio che una figura importante si sta stagliando all’orizzonte per varcare i confini italici . Sta arrivando il grande Moz. La marcatura continua.
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