Mondo

“Leggo il New York Times da tutta la vita. Ora sto cancellando il mio abbonamento”

La settimana scorsa Elliott Colla, professore alla Georgetown University, ha disdetto il proprio abbonamento al New York Times con una lettera circostanziata, poi inviata per conoscenza anche alla testa online MondoWeiss. Ne riporto qui un ampio stralcio nel caso qualche abbonato del Corriere e di Repubblica volesse trarne spunto per fare lo stesso coi due giornaloni nazionali, che sui crimini israeliani a Gaza hanno tenuto un comportamento non tanto diverso da quello del NYT.

***

“Leggo il New York Times da tutta la vita. E’ parte della mia identità. Per questo motivo non mi è facile scrivere questa lettera. Dubito che presterete attenzione a ciò che ho da dire, ma per me è importante dirlo. Ecco: sto cancellando il mio abbonamento e incoraggio tutti quelli che conosco a fare altrettanto. Perché? Ho appena letto un libro straordinario, Come vendere un genocidio, di Adam H. Johnson. In gran parte parla del New York Times e argomenta in favore dell’incriminazione di molti vostri giornalisti, redattori e dirigenti per il reato di incitamento e sostegno al genocidio israeliano a Gaza. Come sapete, i procedimenti giudiziari per genocidio non si limitano a indagare le responsabilità dell’esercito. Dopo l’Olocausto, e in Ruanda, i procuratori hanno esaminato anche il ruolo dei mezzi d’informazione nel favorire la violenza.

Johnson descrive il ruolo che avete svolto e continuate a svolgere nel costruire il consenso dell’opinione pubblica americana all’attuale offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro il popolo palestinese. Mi auguro che il suo studio entri a far parte di un procedimento legale all’Aia, dove voi e i vostri colleghi potrete ricevere un giusto processo. Johnson richiama alcuni vostri articoli ormai ampiamente screditati, come Screams Without Words e la copertura delle molteplici atrocità israeliane all’ospedale Al-Shifa. I vostri articoli diffamatori sull’Unrwa hanno avuto conseguenze ancora più gravi, perché hanno contribuito direttamente a mesi di carestia e fame di massa tra gli abitanti di Gaza. Questi e molti altri articoli si basavano su fonti provenienti da agenzie israeliane con una consolidata storia di menzogne e disinformazione. Nonostante il loro ben documentato passato di falsità, avete dato spazio alle loro affermazioni e avete inondato i vostri lettori di propaganda che si è rivelata falsa più e più volte.

Johnson condanna inoltre il vostro schema radicato di pregiudizi e doppi standard, tra cui: porre al centro la sofferenza degli ebrei più di quella dei palestinesi; il ricorso sistematico alla forma passiva nel descrivere le atrocità commesse da Israele; il vostro silenzio sull’uso della detenzione di massa e della tortura da parte di Israele; il vostro silenzio sulla retorica apertamente genocidaria diffusa nell’intero spettro politico della società israeliana; il vostro silenzio sugli stupri sistematici dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane; l’uso di formulazioni contorte e sbilanciate, come ‘ostaggi israeliani’ contrapposti a ‘prigionieri palestinesi’, oppure ‘bambini israeliani’ contrapposti a ‘minori palestinesi’; e la vostra insistenza sul fatto che gli israeliani abbiano il diritto di difendersi, mentre i palestinesi no. Una simile disumanizzazione è coerente con un modo di pensare razzista e suprematista.

Dirlo non significa speculare sui vostri pensieri, ma riflettere sul significato evidente delle parole che avete pubblicato e sulla deliberata coerenza delle vostre politiche editoriali. Le accuse più gravi formulate da Johnson sono sostenute da una mole considerevole di prove e da citazioni dirette. Vi siete schierati dalla parte di uno Stato di apartheid genocida. Se pensate che questo renda gli ebrei più sicuri, o che faccia bene agli Stati Uniti, allora siete pericolosamente fuori dalla realtà.

Se vi state chiedendo chi io sia, sono uno specialista del Medio Oriente con oltre quarant’anni di esperienza di vita e di lavoro nella regione. Dagli anni Ottanta ho vissuto in Egitto, Israele-Palestina, Giordania, Tunisia e Iraq e ho insegnato a innumerevoli studenti in alcune delle migliori università del Paese. Parlo e traduco l’arabo e ho familiari nella regione. Sono stato fonte di informazioni e amico di alcuni dei vostri più autorevoli corrispondenti in Medio Oriente. Sono persino stato citato sulle vostre pagine in alcune occasioni, l’ultima solo pochi mesi fa. Questa conoscenza e questa esperienza influenzano naturalmente la mia valutazione delle accuse mosse da Johnson nei vostri confronti, perché non è certo una novità, per me, che il New York Times abbia un problema nel rappresentare in modo equo palestinesi, arabi e musulmani. Ma negli ultimi tre anni la vostra organizzazione ha portato l’odio e l’incitamento a un livello nuovo.

Per me è troppo e, in coscienza, non posso continuare a sostenervi con il mio abbonamento. Favorendo il genocidio avete distrutto la cosa più preziosa che un tempo possedevate: la vostra legittimità. Spero che un giorno riusciate a riconquistarla”.

L’articolo “Leggo il New York Times da tutta la vita. Ora sto cancellando il mio abbonamento” proviene da Il Fatto Quotidiano.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »