Emilia Romagna

Quando piove resto prigioniero in casa


Il violento temporale che si è abbattuto sulla città nelle scorse ore ha riportato alla luce un problema che, per Franco, residente in un condominio di edilizia pubblica di via Francesco Albani, non è mai stato davvero risolto. Bastano poche ore di pioggia intensa perché l’ascensore del palazzo si blocchi, lasciandolo di fatto prigioniero in casa. 

Franco è affetto da una disabilità motoria riconosciuta al 100% e si sposta esclusivamente in carrozzina. Per lui l’ascensore non rappresenta una comodità, ma l’unico mezzo che gli consente di uscire dall’abitazione, raggiungere il posto di lavoro e svolgere una vita il più possibile autonoma.

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“Quando piove forte vivo con l’ansia. – racconta l’uomo, che da 8 anni vive insieme alla sua famiglia nella palazzina di edilizia pubblica della Bolognina – So che da un momento all’altro l’ascensore potrebbe fermarsi e io, a quel punto, non posso più uscire di casa. Ed è quello che è accaduto anche questa volta. Ultimo episodio di una lunga serie”.

Secondo Franco, il problema è noto da anni e avrebbe un’origine precisa. A ogni nubifragio le cantine e il vano ascensore si allagano perché, anziché defluire all’esterno, le acque piovane vengono convogliate all’interno dell’edificio a causa di un errore nelle pendenze degli scarichi.

Una situazione che non sarebbe frutto di semplici supposizioni: “Sul posto sono intervenuti più volte i vigili del fuoco, una ditta di pronto intervento e i tecnici dell’impresa incaricata della manutenzione dell’ascensore”. A quanto sostiene l’uomo, il problema sarebbe stato ricondotto “a un difetto strutturale risalente alla fase di costruzione dell’edificio. E nonostante le numerose segnalazioni inviate, la situazione è rimasta immutata. Le risposte sono sempre le stesse: ‘Vediamo cosa possiamo fare’. Ma, alla fine, non succede nulla. E io continuo a rischiare di restare isolato ogni volta che arriva un temporale. Così come è successo ieri sera”. 

Il disagio non riguarda soltanto la libertà di movimento. Quando l’ascensore è fuori servizio, Franco non può raggiungere il proprio posto di lavoro (in centro storico), con ripercussioni sulla sua vita quotidiana e professionale. 

L’uomo, nel suo racconto, aggiunge anche un particolare che ritiene significativo: negli ultimi mesi gli allagamenti sarebbero diventati più frequenti e più gravi, in coincidenza con l’avvio dei lavori del tram in via Matteotti. Un aspetto che, a suo dire, meriterebbe di essere verificato dagli enti competenti per capire se possa esserci un eventuale collegamento.

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Per Franco, tuttavia, la questione va oltre il malfunzionamento di un ascensore: “Per chi vive su una carrozzina, un impianto che si blocca significa perdere la libertà. Significa essere costretto a restare chiuso in casa senza poter lavorare, uscire o semplicemente vivere normalmente”. 

Dopo l’ennesimo allagamento provocato dal maltempo del 15 luglio, Franco torna quindi a chiedere un intervento risolutivo, affinché venga eliminata quella che definisce una barriera architettonica tanto invisibile quanto pesante: un ascensore che, a ogni forte pioggia, smette di funzionare e gli nega un diritto fondamentale come quello alla mobilità. 

 


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