Palazzo civico riceve Dina Alberizia dopo il mese passato nelle carceri libiche
“La cosa più dura è stata non sapere cosa stesse succedendo e non poter parlare con le nostre famiglie”. È da questa frase che Dina Alberizia, piemontese di 67 anni, ha iniziato a ricostruire i giorni più difficili vissuti dopo il fermo in Libia del convoglio internazionale Sumud diretto a Gaza per portare aiuti umanitari. Ieri l’attivista piemontese è stata prima ricevuta a Palazzo Civico dal sindaco Stefano Lo Russo, dalla presidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria e da diversi consiglieri comunali di Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle e Radicali.
Alberizia ha raccontato il viaggio del convoglio di terra, il blocco delle autorità della Libia orientale e quasi un mese trascorso in detenzione. “Ci hanno sequestrato telefoni e documenti, ci hanno fatto salire sulle loro auto e ci hanno portati in una caserma a Sirte. Lì sono iniziati gli interrogatori. Donne e uomini sono stati separati e per molte ore non abbiamo saputo cosa stesse accadendo agli altri”.
Dopo il fermo sono trascorsi giorni di incertezza. Ai militanti era stato fatto credere che il rientro fosse vicino. «Ci hanno portati in aeroporto, ci hanno persino chiesto scusa e ci hanno detto che saremmo tornati a casa. Invece siamo stati trasferiti in un altro luogo di detenzione dei servizi segreti, dove siamo rimasti quasi un mese».


Alberizia ha descritto le condizioni vissute durante la prigionia, tra celle molto piccole, isolamento e difficoltà nel ricevere informazioni dall’esterno. Durante la detenzione il gruppo aveva anche deciso di organizzare uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione sulla propria situazione. Poi é arrivata la liberazione.
All’incontro in Sala Carpanini a Palazzo civico c’erano anche Maria Elena Delia, coordinatrice italiana della Sumud che ha ricordato i rischi di chi si espone pubblicamente per la Palestina tra ritorsioni e tentativi di delegittimazione. Mentre una rappresentante di Emergency impegnata a Gaza ha richiamato l’attenzione sulla situazione nella Striscia, denunciando che gli aiuti umanitari continuano ad arrivare in quantità insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione. Attivisti e consiglieri hanno anche manifestato per chiedere la liberazione di Hussam Abu Safiya, medico palestinese arrestato in Israele.
«I consiglieri comunali qui presenti continueranno a essere dalla parte della Sumud e del popolo palestinese», ha affermato Cioria, ribadendo l’impegno a sostenere iniziative di solidarietà.L’incontro tra il sindaco e Alberizia è stato invece privato e si inserisce in una settimana di appuntamenti dedicati alla crisi mediorientale. Il giorno precedente Lo Russo aveva ricevuto l’ambasciatrice della Palestina in Italia, Mona Abuamara, accompagnata dalla prima segretaria e viceambasciatrice Lama Safadi. Al centro del colloquio i rapporti di cooperazione tra Torino e le amministrazioni palestinesi, il ruolo delle città nel mantenere aperti canali di dialogo e i progetti già avviati, tra cui Akli Baladi – Politiche alimentari locali per le città italiane e palestinesi.
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