Biagio Antonacci si prepara alla residency di Lucera
E’ partito lo scorso 3 luglio, dal Teatro Greco di Tindari, uno dei progetti musicali più interessanti della scena live italiana degli ultimi anni: Biagio Antonacci Unplugged 2026. Una tournée che raccoglie e amplia il concept portato live da Antonacci già nel 2024 e che tra pochi giorni toccherà la nostra regione con dieci date in un’ unica ed insolita location: l’ Anfiteatro Romano di Lucera. Calcio d’ inizio il 21 luglio e fischio di fine il 2 agosto.
“Portare la mia musica in luoghi diversi, luoghi che spesso vengono visitati solo in gita scolastica o da turista e regalare al pubblico ed anche a me un ‘esperienza diversa, condurrò la mia musica in luoghi intrisi di storia e arte dove sguardo e udito assaporano emozioni nuove. Sarà un concerto che lascerà fluire solo la musica, in questo mare di memorie e affetto” – ha raccontato l’artista in più occasioni.
I pugliesi stessi, bisogna ammetterlo, conoscono poco la location scelta da Antonacci. L’anfiteatro di Lucera è un anfiteatro di epoca romana situato alla periferia est della città di Lucera, tra i più antichi dell’Italia meridionale, più antico anche del Colosseo. Edificato nel I secolo in onore di Ottaviano Augusto, e riscoperto grazie ad alcune attività archeologiche datate 1932.
Per Biagio Antonacci, le date pugliesi, avranno un sapore ancora più speciale: quello di una sorta di ritorno a casa, come ha raccontato ai nostri microfoni qualche tempo fa. Non un concerto unilaterale ma un vero e proprio scambio di emozioni. L’ autore di Iris racconta: “Voglio avere la possibilità di conoscere la gente del posto, la vostra cucina e le vostre emozioni. E’ la curiosità che mi spinge a portare la mia musica in questi luoghi. E la curiosità è madre“.
Rimanere per dieci giorni nella stessa città permetterà ad Antonacci di sentirsi a casa, cambiare le scalette, proporre ogni sera qualcosa di diverso, senza l’ansia del tempo fugace che vuole gli artisti ogni giorno in una città diversa. Un evento che non farà cantare un’unica fetta di pubblico, ben definita, ma storie di famiglie che hanno consegnato di generazione in generazione un bagaglio emotivo e culturale.




