Accordo Libano-Israele: sottoscritta la clausola dell’impunità
Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters sans frontières, Legal Agenda, il Centro libanese per i diritti umani e il Sindacato dei giornalisti libanesi hanno analizzato l’accordo tra Israele e Libano, firmato a Washington il 26 giugno.
L’accordo, di cui nei prossimi giorni a Roma ci sarà la sesta tornata, è arrivato dopo mesi di ostilità che hanno provocato enormi sofferenze alla popolazione civile anche a causa di crimini di guerra, ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario e altre gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, la clausola 13 impegna i firmatari a cessare “qualsiasi azione ostile o sfavorevole nelle sedi politiche o giuridiche internazionali”. Se questa disposizione fosse interpretata come un divieto per Libano e Israele di ricorrere alla Corte penale internazionale, alla Corte internazionale di giustizia e ad altri organi giurisdizionali internazionali, sarebbe in contrasto con gli obblighi previsti dal diritto internazionale di garantire l’accertamento delle responsabilità per i gravi crimini di diritto internazionale commessi nei rispettivi territori.
Anche la clausola 3 è incompatibile con il diritto internazionale e con il divieto di sfollamento forzato, poiché subordina il ritorno delle persone residenti in determinate aree lungo il confine, attualmente occupate da Israele, al “completamento con successo del disarmo dei gruppi armati non statali e dello smantellamento delle loro infrastrutture”. In base al diritto internazionale umanitario, le persone devono poter fare ritorno alle proprie abitazioni una volta cessate le ostilità o quando vengono meno le ragioni che hanno determinato il loro sfollamento.
In un recente rapporto, Amnesty International ha denunciato che le forze armate israeliane hanno costretto decine di migliaia di civili libanesi a lasciare le proprie case, commettendo il crimine di guerra di trasferimento illegale e hanno continuato a distruggere su vasta scala abitazioni civili e infrastrutture nel sud del Libano. Amnesty International e Human Rights Watch hanno inoltre documentato il lancio da parte di Hezbollah di razzi non guidati contro il nord di Israele, attacchi illegali che hanno ucciso e ferito persone civili.
Le organizzazioni libanesi e internazionali per i diritti umani e la libertà di stampa hanno ripetutamente chiesto lo svolgimento di indagini, l’accertamento delle responsabilità e l’accesso alle riparazioni per le violazioni del diritto internazionale commesse nel corso delle attuali ostilità, da ultimo in una lettera aperta inviata nel febbraio 2026 al vice primo ministro e ministro della Giustizia del Libano. Le organizzazioni hanno esortato le autorità libanesi ad aderire allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e a presentare una dichiarazione ai sensi dell’art 12(3) dello Statuto di Roma ai fini di riconoscere la competenza della Corte a indagare e perseguire i crimini di diritto internazionale commessi sul territorio libanese almeno a partire dall’ottobre 2023.
Hanno inoltre chiesto di sostenere l’avvio di indagini giudiziarie nazionali tempestive, approfondite, indipendenti e imparziali sui crimini di guerra commessi nel paese. Il parlamento libanese dovrebbe inoltre adottare senza ritardo una legge che introduca nel diritto interno il reato di crimine di guerra e gli altri crimini di diritto internazionale, in linea con gli standard internazionali, creando così il quadro normativo necessario per svolgere procedimenti giudiziari.
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