Cultura

Jack White – Frozen Charlotte

Siamo rimasti stupiti dalla grandissima performance live di Jack White di fine giugno a Lignano Sabbiadoro (UD), in cui aveva già presentato anche alcuni pezzi di questo suo settimo LP solista: ovviamente siamo davvero di curiosi di ascoltare per intero il nuovo lavoro per capire se il musicista di stanza a Nashville sia riuscito a portare ancora una volta tutta lil suo talento anche su disco.

Credit: David James Swanson

Dopo il lungo tour a supporto del precedente “No Name” (2024), lo statunitense e la sua band (Patrick Keeler alla batteria, Dominic Davis al basso, Bobby Emmett alle tastiere) sono rientrati subito in studio – il Third Man Studio di Nashville – per registrare quello che poi sarebbe diventato “Frozen Charlotte”.

Stando alla press-release il nuovo album porta avanti la stessa energia chiassosa, grezza e frenetica del suo predecessore e viene definito come “un intenso pugno rock and roll con un sottofondo blues sempre presente“.

E’ il principale singolo “G.O.D. And The Broken Ribs” ad aprire i giochi e a farci capire sin da subito a cosa ci possiamo trovare davanti: un pesante drumming supporta la voce di White, mentre non mancano poderosi riff da parte della sua sei corde che ci trasportano in un mondo rock dalle influenze blues, anche se notiamo pure una certa sensibilità melodica.

Qualche passo più avanti ed ecco “You’ll Never Fix Me” con quei suoi riff così pesanti tanto che ci sembra essere di fronte a una band heavy metal, ma allo stesso tempo nella sua musica si sente una certa urgenza rabbiosa e graffiante: una forza dura e pura.

Incredibile la consistenza dei riff dal sapore bluesy di “Dollar Bill”, che dimentica i freni e pensa solo a spingere in avanti in maniera veramente intensa e violenta.

Se la successiva “I Can’t Believe What I’m Hearing” ha un tocco rock ’70s, allo stesso tempo, però, gode di una gradita spinta verso confini pop, mentre le schitarrate di “Thick As Thieves” hanno un non so che di zeppeliniano.

La chiusura, con la lunga “Neighbors Blues” (oltre cinque minuti), è un attacco aggressivo che scoppia con riff pesanti ed elettrici che sicuramente faranno eccitare i fan nei suoi prossimi concerti.

Un album rock, intenso, energico, aggressivo e con le sue varie sfaccettature che, se da una parte ha un buon profumo classico, dall’altra dimostra ancora una volta come un fuoriclasse quale Jack White sappia fare bene qualsiasi cosa: l’ennesima bomba realizzata dallo statunitense. Disco rock del 2026? Molto probabilmente sì.


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