il Tmb 1 verso la chiusura per i costi troppo alti
Un conto alla rovescia che scade a fine luglio, proprio mentre la Capitale si prepara a fare i conti con l’aumento delle temperature e il tradizionale calo estivo del personale dei servizi urbani.
Sulle strade di Roma si allunga lo spettro dell’ennesima crisi dei rifiuti: il Tmb 1 di Malagrotta, ingranaggio insostituibile nel complicato motore del trattamento dell’immondizia romana, viaggia spedito verso la chiusura totale.
Non per un guasto meccanico o per un incendio, ma per un corto circuito economico che rischia di mandare in tilt l’intera città.
Luigi Palumbo, l’amministratore giudiziario che tiene le fila della E.Giovi — la società proprietaria dello stabilimento —, ha inviato un documento durissimo alla Regione Lazio, e per conoscenza ai vertici del Campidoglio, di Ama, di Arera e al Prefetto. Il messaggio è chiaro: a queste condizioni finanziarie tenere accesi i macchinari è impossibile.
Un sistema già fragile a rischio collasso prima di agosto
Le avvisaglie della crisi erano note da mesi, ma i tavoli tecnici non hanno prodotto la fumata bianca sperata sul riequilibrio dei conti. Lo stop del Tmb di Malagrotta aprirebbe uno scenario da incubo per la città, per due motivi principali:
L’emergenza in strada: La Capitale viene da mesi di sofferenza impiantistica, dovuta alla ridotta operatività di altri siti di smaltimento. Perdere Malagrotta adesso, a ridosso del mese di agosto, rischierebbe di mandare in tilt il fragile ciclo della raccolta urbana, lasciando i cassonetti stracolmi sotto il sole estivo.
La crisi occupazionale: C’è la forte preoccupazione per il destino dei 60 dipendenti della struttura, che da un giorno all’altro rischierebbero di trovarsi senza un posto di lavoro.
Il sindacato: «Subito un tavolo in Prefettura. L’impianto passi ad Ama»
A sollevare il caso è la Fit-Cisl del Lazio. Il segretario regionale Massimiliano Gualandri e Gianluca Deiua hanno chiesto l’immediata convocazione del tavolo di crisi a Palazzo Valentini per disinnescare la bomba sociale e ambientale:
«Parliamo di operatori che assicurano quotidianamente un servizio pubblico essenziale per Roma e che oggi vedono il proprio futuro appeso a un filo. Ma questa possibile chiusura rappresenta un problema gigantesco che va ben oltre il pur fondamentale aspetto occupazionale: è in gioco la tenuta stessa della città».
Il sindacato indica anche una possibile via d’uscita per blindare lo stabilimento: il passaggio della gestione direttamente nelle mani di Ama. Un subentro pubblico che, secondo la sigla di categoria, rappresenterebbe un’occasione d’oro per irrobustire il sistema industriale del ciclo dei rifiuti romano, integrando finalmente un impianto chiave in una governance stabile e al riparo da scossoni finanziari.
Le prossime due settimane saranno decisive: se non arriverà un accordo sulle tariffe o una svolta aziendale, Roma rischia di affondare nuovamente nell’emergenza.
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