Società

Fondi pensione, dipendenti pubblici in coda: solo il 23% aderisce. Nella scuola fermo al 12%

Nel pubblico impiego i fondi pensione negoziali esistono da tempo, frutto della contrattazione collettiva per integrare il trattamento Inps con un montante a capitalizzazione individuale. Eppure i numeri raccontano un’altra storia.

Al Perseo Sirio, destinato a ministeri, enti locali, regioni e sanità, aderisce appena il 23-24% degli aventi diritto, pari a circa 250mila iscritti. Peggio ancora per Espero, il fondo riservato al personale della scuola tra docenti e Ata: qui l’adesione crolla al 12-13%, equivalenti a 130mila lavoratori su un bacino ben più ampio.

Numeri che stridono con quanto accade nel settore privato, dove i fondi negoziali come Cometa, Fonte e Previmoda registrano un’adesione che oscilla tra il 40 e il 50%. Il dato emerge da un’indagine commissionata da Flp, il sindacato dei lavoratori pubblici, alla società Bigda in occasione dell’assemblea annuale dal titolo ‘Contrattazione e welfare nel pubblico impiego: diritti, servizi, futuro’. Un’occasione per misurare lo stato di salute del welfare interno alla macchina statale.

Il divario ha una spiegazione tecnica che diventa strutturale. Nel privato, il lavoratore che decide di aderire al fondo pensione può conferire il proprio Tfr, innescando automaticamente il contributo aggiuntivo del datore di lavoro. Un meccanismo che agisce da moltiplicatore e semplifica la scelta. Nella pubblica amministrazione il Tfr resta invece gestito dallo Stato, ex Inpdap, e non è conferibile allo stesso modo. L’iscrizione al fondo diventa così una decisione che richiede un atto volontario, senza quella spinta automatica che nel privato rende la strada quasi in discesa. E i numeri parlano chiaro: la leva dell’automatismo manca e l’adesione arranca.

Flp mette il dito sulla piaga. Quello che per i lavoratori privati è un percorso quasi obbligato, per gli statali si trasforma in una scelta consapevole che molti, per mancanza di informazione o per semplice inerzia, non compiono. Il risultato è un sistema previdenziale complementare che nel pubblico impiego fatica a decollare, con conseguenze sulle pensioni future di milioni di dipendenti. Un tema che il sindacato intende rilanciare con forza, a partire dalla necessità di superare l’asimmetria normativa che penalizza i lavoratori della Pa.


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