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Alla Rai chiesi promozione e direzione. Non li ho più sentiti. Sottile al mio posto? Ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l’IA e il suo viso, mi è sembrato un po’ triste

“Me ne sono andato dalla Rai quando ho capito che il mio tempo era finito, restare non aveva più senso”. Dopo settimane di indiscrezioni e boatos di ogni tipo, Milo Infante racconta la sua verità sull’addio dopo ventidue anni a Mamma Rai e sull’approdo a Mediaset. Più che questione di soldi, questione di feeling verrebbe da dire leggendo la lunga intervista a Il Messaggero, che arriva pochi giorni dopo il caloroso benvenuto che Pier Silvio Berlusconi gli ha dedicato alla presentazione dei palinsesti della prossima stagione. Se da una parte Infante usa parole al miele per i dirigenti del Biscione, dall’altra riserva frecciatine al vetriolo contro quelli della Rai. Togliendosi alcuni sassolini destinati a fare rumore.

MILO INFANTE: L’ADDIO ALLA RAI, I MALUMORI, LA FRECCIATA A MELLONE

Milo Infante parla per la prima volta dopo l’addio alla Rai e non usa perifrasi per raccontare la sua decisione. “È stato un percorso, non la decisione di una notte. Nei suoi cinque anni di vita Ore 14 è sempre stata la Cenerentola di Rai2. Nonostante gli straordinari risultati di ascolto del quotidiano e del serale, fra Giro d’Italia, striscia di Cerno e altro, ho sempre dovuto difendere il programma con il coltello fra i denti”, spiega. E se la prende direttamente con Angelo Mellone, rivelando che “ogni anno, anche questo, il responsabile del Day Time, voleva chiuderlo per metterci La porta magica di Andrea Delogu, sostenendo che facevo concorrenza a La volta buona di Caterina Balivo”. Poi, lo scorso dicembre, qualcosa si è rotto definitivamente: durante una cena con l’ad Giampaolo Rossi e con il responsabile degli Approfondimenti Paolo Corsini, chiese una promozione, la direzione della Struttura Sviluppo Nuovi Format e l’avvicinamento al tetto salariale dei 240 mila euro lordi annui. La risposta? “‘Milo, va bene, considera già tutto fatto. Non li ho più sentiti”.

LO STIPENDIO IN RAI, LA CONTROPOPOSTA E L’APPRODO A MEDIASET

Infante svela che in Rai guadagnava 174 mila 280 euro (oltre alla variabile per chi va in video) ed è evidente che a Mediaset guadagnerà molto di più essendo anche stato nominato direttore. A febbraio nuovi screzi, poi tutto tace fino a maggio quando in mancanza di risposte scrive una mail definitiva a Corsini: “Prendo atto di questa ennesima mancanza. Da oggi mi sento libero di guardarmi intorno”. Il giorno dopo il giornalista ha fatto sapere a Mediaset di essere pronto a incontrare il capo dell’Informazione, Mauro Crippa, con cui – ammette – è scattato subito un grande feeling. In Rai a quel punto sarebbe partita una “pantomima imbarazzante fatta di telefonate e tante proposte”. Poi aggiunge: “Ma se avessi voluto fare cassa sarei rimasto”, rivelando la controproposta Rai dopo la scelta di lasciare: la direzione di Rai Digital e la soluzione economica adottata da Monica Maggioni: “Uscire dall’azienda e rientrare con un contratto da esterno di 500-600 mila euro l’anno”.


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