PA, il Pnrr cambia volto alla macchina pubblica: +33% di under 30, boom di laureati e formazione record. Ma lo stipendio reale arretra

Sono numeri che non si vedevano da una generazione. Il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione ha subito un’accelerazione improvvisa, trainato dalle assunzioni legate al Pnrr.
I dati elaborati da Fpa (società del gruppo Digital360) sul Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato dipingono il ritratto di una macchina statale in piena trasformazione, con un’affluenza di giovani che sfiora il +33% in un solo anno e un livello di scolarizzazione che non ha precedenti.
Ma come spesso accade nelle grandi evoluzioni, il quadro presenta luci e ombre. Da un lato l’iniezione di nuova linfa e competenze, dall’altro una perdita di potere d’acquisto che rischia di vanificare gli sforzi fatti per attrarre i migliori profili.
Numeri da record: i giovani invadono la macchina statale
Il 2024 ha segnato un vero e proprio sorpasso generazionale nei palazzi del potere e negli uffici periferici dello Stato. Il personale under 30 è schizzato da 157.900 a quasi 210.000 unità, un balzo del 33% che non trova precedenti recenti. Il merito? Principalmente i concorsi straordinari finanziati dal Pnrr, che hanno aperto le porte della burocrazia a migliaia di neolaureati.
Nel complesso, la pianta organica complessiva ha raggiunto quota 3.388.794 addetti, con un incremento dell’1,8% rispetto al 2023. Le stime per l’anno in corso parlano di un superamento della soglia dei 3,4 milioni entro dicembre, consolidando una tendenza alla crescita che sembra inarrestabile.
Il tasso di ricambio – calcolato come rapporto tra entrate e uscite – si attesta a 1,25, in leggero calo rispetto al picco dell’1,37 del 2023, ma comunque indicativo di un ricambio fisiologico che sta ringiovanendo gli organici: 214.000 ingressi contro 117.000 uscite.
Laureati e formazione: l’arma vincente per il futuro
Se i numeri delle assunzioni impressionano, ancor più significativo è il dato sulla qualità del capitale umano. I laureati rappresentano ormai il 59% del personale totale, un traguardo che colloca l’Italia in una posizione di tutto rispetto nel panorama europeo per quanto riguarda il livello di istruzione dei pubblici dipendenti.
Ma è il dato sulla formazione a raccontare il cambio di passo culturale. Le giornate di formazione erogate hanno toccato il record di 4.471.000, con una crescita ininterrotta dal 2021. Un investimento massiccio che risponde all’esigenza di aggiornare competenze tecniche e digitali, in un contesto in cui la transizione ecologica e digitale impongono nuove skill.
“Il PNRR ha rappresentato una spinta senza precedenti per l’inserimento nella PA di nuove competenze e profili professionali” – sottolinea Gianni Dominici, amministratore delegato di Fpa. “Sono oltre 63.000 le procedure di selezione pubblicate su inPA dall’avvio del portale, con oltre 730.000 posizioni bandite. La vera sfida sarà completare il ricambio generazionale senza disperdere il capitale umano esistente. Integrazione tra generazioni, investimento continuo in formazione, valorizzazione dell’esperienza e dell’anzianità saranno le parole chiave per i prossimi anni.”
Il lato oscuro: stipendi in caduta libera
Sarebbe un quadro quasi idilliaco, se non fosse per un dato che getta un’ombra lunga sull’intero processo: il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici è in costante erosione da un decennio. Tra il 2014 e il 2024, la retribuzione reale – depurata dall’inflazione – è scivolata da 34.374 euro a 32.883 euro.
Una perdita di quasi 1.500 euro che rischia di trasformarsi in un boomerang per l’attrattività del settore pubblico. Perché se è vero che i giovani entrano, è altrettanto vero che, senza un intervento sulle leve salariali, la PA faticherà a trattenere i talenti migliori, sia tra i neoassunti che tra i senior più esperti.
Gli esperti parlano di “age management”: una strategia complessiva che non può limitarsi a favorire l’ingresso dei giovani, ma deve accompagnarsi a politiche retributive in grado di premiare competenze e anzianità. Altrimenti, il rischio è che la macchina pubblica diventi un trampolino di lancio per i migliori, che dopo pochi anni cercheranno fortuna altrove.
La sfida per i prossimi anni sarà quindi duplice: completare il rinnovamento generazionale avviato dal Pnrr, e al tempo stesso rendere la carriera nella PA nuovamente appetibile sotto il profilo economico. Una partita che si gioca sulla capacità di integrare esperienza e innovazione, senza sacrificare una sull’altare dell’altra.
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