Mobilità docenti, il CNDDU attacca il nuovo CCNI: “Servizio e merito non contano, così si umilia la professionalità”

Con la firma definitiva del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo per le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del triennio 2025/2028, avvenuta lo scorso 10 luglio, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha dato il via alla macchina organizzativa della mobilità annuale del personale docente.
Tuttavia, se per migliaia di insegnanti scatterà la consueta corsa contro il tempo per presentare istanza tramite la piattaforma Istanze OnLine, per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani il nuovo impianto normativo rappresenta un’occasione mancata e una sconfitta per il principio del merito.
In una nota ufficiale firmata dal presidente Romano Pesavento, l’associazione esprime “profonde perplessità” riguardo ai criteri adottati. Se da un lato il CNDDU riconosce la necessità di tutelare valori costituzionali come l’unità familiare e la protezione dei soggetti con disabilità (ex Legge 104/1992), dall’altro denuncia un “azzeramento” di tutti quegli elementi che qualificano il profilo professionale del docente.
“Anche nell’attuale disciplina contrattuale – si legge nella presa di posizione – continuano a non assumere alcuna rilevanza il servizio prestato, l’anzianità professionale maturata, i titoli culturali e accademici, la formazione permanente, le competenze certificate, la partecipazione a percorsi di ricerca educativa e il contributo offerto al miglioramento dell’offerta formativa”.
Secondo il Coordinamento, questa impostazione urta frontalmente con l’articolo 97 della Costituzione, che sancisce il buon andamento della pubblica amministrazione. “Se la qualità dell’istruzione è un interesse pubblico primario – sottolinea Pesavento – non è coerente che l’esperienza e la crescita culturale del personale vengano completamente escluse da qualsiasi valutazione nelle procedure di mobilità”.
Il nodo centrale del ragionamento del CNDDU è il presunto conflitto tra diritti e merito. L’associazione precisa che le tutele per i fragili sono “conquiste irrinunciabili” e non devono essere messe in discussione. Tuttavia, il Coordinamento avverte che “il riconoscimento di prerogative fondamentali non dovrebbe comportare l’automatica cancellazione di ogni altro criterio”.
“Un sistema realmente equo – prosegue il documento – è quello che riesce a contemperare interessi costituzionalmente rilevanti senza azzerare il valore dell’impegno professionale”.
Il CNDDU lancia un appello diretto al Ministro Giuseppe Valditara, invitandolo a rivedere l’impianto della mobilità annuale. La richiesta è di introdurre criteri che, nel rispetto delle situazioni di fragilità, attribuiscano “un adeguato riconoscimento anche al servizio prestato, ai titoli culturali, alla formazione certificata e al contributo offerto dai docenti all’innovazione”.
“Diritti e merito non sono principi contrapposti, ma valori complementari – conclude la nota –. Una pubblica amministrazione moderna non può limitarsi a garantire tutele, ma deve saper riconoscere il capitale umano. Non è coerente chiedere agli studenti di credere nel valore dello studio e dell’impegno se, parallelamente, tali principi non trovano applicazione per gli insegnanti”.
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