Scuola: i messaggi non verbali. Lettera

Inviata da Enrico Fortunato Maranzana – La scuola educa non soltanto attraverso i contenuti disciplinari, ma anche con la propria organizzazione e con le modalità di lavoro: i messaggi non verbali sono più incisivi delle parole.
È tuttavia opinione diffusa che la funzione formativa della scuola dipenda essenzialmente dai programmi e dalla professionalità del singolo docente.
S’immagini che i Piani Triennali dell’Offerta Formativa individuino come obiettivo prioritario lo sviluppo della capacità di scegliere in situazioni complesse. Poiché la complessità cresce con il numero e l’interdipendenza degli elementi da considerare, tale capacità può maturare soltanto in un contesto che faccia introiettare il coordinamento, la progettualità condivisa, la collaborazione e la responsabilità collettiva.
La motivazione all’apprendimento e la struttura dell’aula, tipici del servizio scolastico, sono
segnali inequivocabili dell’inconsistenza della «Programmazione dell’azione educativa».
Si consideri, ad esempio, l’uso del voto come leva motivazionale. Esso:
non accoglie, ma discrimina;
non ascolta, ma misura;
non riconosce, ma confronta;
non sostiene, ma categorizza;
non problematizza, ma favorisce l’adeguamento.
Altrettanto significativo è l’orientamento dei banchi, rivolti verso la cattedra. Il flusso comunicativo è prevalentemente unidirezionale e ha per oggetto un sapere già confezionato. È un assetto poco coerente con lo sviluppo della capacità di scelta. Molti i docenti che, singolarmente, hanno arginato tale disfunzione.
All’origine dell’anomalia c’è la resistenza al cambiamento; la finalità del sistema educativo
è stata modificata da decenni: non è più il completamento del programma, ma la piena
formazione della personalità dello studente. Un traguardo da conquistare utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità per lo sviluppo di capacità e di competenze, generali
e specifiche. Lo stabilisce l’art. 2 della legge n. 53/2003, asse portante che governa la transizione istituzionale, culminata nella riconfigurazione del Ministero dell’Istruzione (legge n. 12/marzo 2020).
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