Assi di forza, si avvicina il debutto dei nuovi filobus. In autunno la partenza delle linee B e C

Genova. Finora i genovesi hanno visto solo cantieri stradali e distese di bus parcheggiati, ma a breve il progetto dei quattro assi di forza uscirà dal mondo delle idee e avrà le prime ripercussioni concrete sulle abitudini di chi usa i mezzi pubblici. La scadenza ministeriale legata ai fondi Pnrr (399 milioni su quasi 499 totali) è stata spostata a fine luglio, ma una volta realizzati i primi 25 chilometri di infrastruttura (su 47 complessivi) bisognerà farli funzionare. Del resto è lo stesso piano di risanamento di Amt a riconoscere questa partita come cruciale per i conti dell’azienda.
I nuovi mezzi elettrici a doppia cassa – 121 filobus in grado di marciare anche a batteria più 27 bus flash charging destinati alla Valbisagno – sono ormai arrivati tutti a Genova, come conferma l’assessore alle Infrastrutture Massimo Ferrante. Sono stati parcheggiati in parte a Campi sotto il ponte San Giorgio, in parte al Waterfront nel piazzale dell’ex tensostruttura e in parte a Ponte Parodi.
Ipotesi primi filobus a luglio, in autunno l’esordio delle nuove linee
Da quanto trapela, c’è la possibilità che i primi filobus possano essere impiegati entro luglio sul 20, l’unica linea filoviaria attiva da anni in città. L’esordio dei Solaris Trollino nT18, acquistati da Amt per poco meno di un milione di euro ciascuno, era stato annunciato più volte come imminente negli scorsi anni. Poi diversi problemi tecnici legati all’omologazione e alla compatibilità con la linea aerea hanno fatto rimandare la messa in esercizio delle vetture. Anche per questo oggi prevale la cautela a Tursi e in via Bobbio, ma non è escluso che nelle prossime settimane i genovesi possano sperimentare finalmente i mezzi più moderni presenti nella flotta.
La svolta arriverà però in autunno, quando potranno entrare in funzione le prime linee “di forza” nella loro configurazione da progetto: quella della Valbisagno (nelle due versioni Prato-Foce e Molassana-Brignole) e quella del Centro in versione light (Sampierdarena-Campi con transito da via Buranello verso ponente e da via Cantore verso levante).
Una novità dal punto di vista comunicativo è che le linee degli assi di forza saranno identificate con lettere anziché con numeri. Dunque avremo A per il Ponente, B per la Valbisagno, C per il Centro e D per il Levante. Una scelta che interrompe una tradizione pluridecennale, cancellando ad esempio la storica denominazione 1 per il collegamento Voltri-Caricamento, assunta però con l’idea di sottolineare a livello simbolico una diversa concezione del trasporto di superficie sulle direttrici principali, con la promessa di renderlo più veloce ed efficiente. Condizione necessaria sarà la realizzazione delle nuove corsie gialle, di cui per ora non si vede traccia.
Difficile che tutto questo possa concretizzarsi col passaggio all’orario invernale a metà settembre, anche perché servirà tempo per sottoporre le nuove infrastrutture filoviarie ai collaudi necessari per ottenere il via libera di Ansfisa. Ma un’ipotesi su cui si sta ragionando è quella di varare subito una prima revisione della rete, usando temporaneamente i bus termici sui nuovi percorsi, in modo da razionalizzare il servizio e ottenere i primi risparmi. Rispetto alla rivoluzione anticipata a febbraio, subito accolta da un coro di polemiche, si tratterebbe per ora di qualche aggiustamento. Ad esempio il 18, sostituito dal nuovo C nel tratto centrale, potrebbe essere dirottato sulla circonvallazione a mare a sua volta orfana del 13.
Incognite sugli assi Ponente e Levante, Ferrante: “Apriremo un confronto”
Una volta raggiunto il primo target rimarranno sul tavolo alcune incognite. Amt si troverà a gestire un eccesso di vetture da 18 metri in attesa di completare tutti gli assi: “È un paradosso che sia stata acquistata l’intera flotta senza avere la certezza dell’infrastruttura”, commentava qualche giorno fa Ferrante a margine di un convegno organizzato dal Pd. Dopodiché bisognerà fare i conti anche con l’aumento dei costi: “Abbiamo un finanziamento di 499 milioni, ma non è detto che bastino per completare il progetto – ha avvertito l’assessore – a meno che non arrivino altri finanziamenti dal Mit”.
A farne le spese, come già paventato negli scorsi mesi, sarebbero i due assi costieri. Che magari non spariranno, ma saranno ridotti rispetto al progetto iniziale. “Abbiamo il tema della ferrovia che potrebbe già essere una metropolitana leggera – rifletteva Ferrante -. È chiaro che la scelta della scorsa amministrazione ha sconfessato totalmente l’integrazione ferro-gomma”. Il discorso vale soprattutto per il Ponente, dove le frequenze dei treni potrebbero salire grazie al potenziamento del nodo (il condizionale è d’obbligo perché dipende tutto dal contratto di servizio con la Regione) mentre a Levante l’arteria di corso Europa resta piuttosto distante dai binari.
“Apriremo un confronto sul territorio – la conclusione di Ferrante -. Questo dibattito dovrà aprirsi in città e dovremo aprirlo anche con la nostra struttura tecnica. E anche se avessimo tutte le risorse necessarie, effettivamente bisogna ragionare sull’integrazione tra gomma e ferro, soprattutto sulla linea di Ponente dove le due modalità di trasporto sarebbero in totale sovrapposizione”.




