il Comune rinuncia alla “torre d’acciaio”
L’albero bioclimatico di piazza dei Cinquecento non vedrà mai la luce. Con una brusca inversione a u rispetto alle posizioni assunte nelle scorse settimane, il Campidoglio ha deciso di rottamare definitivamente il progetto della maxi-struttura tecnologica che avrebbe dovuto rinfrescare il piazzale antistante la stazione Termini.
A far naufragare l’installazione artificiale sono stati i rigorosi approfondimenti economici e tecnici avviati dagli uffici comunali, culminati in un verdetto senza appello: mezzo milione di euro per un singolo fusto artificiale è una spesa insostenibile e sproporzionata rispetto ai reali benefici attesi per la cittadinanza.
La retromarcia dell’amministrazione guidata dal sindaco Gualtieri arriva a stretto giro dalle parole dell’assessora all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, che solo pochi giorni fa aveva difeso pubblicamente l’opera, presentandola come un prototipo di ingegneria e avanguardia green in grado di spezzare la morsa delle “isole di calore” in uno dei punti più aridi e cementificati di Roma.
Il “fusto” della Lumsa bocciato sui costi
Il progetto — sviluppato dagli accademici dell’Università Lumsa insieme agli ingegneri della Fondazione Italiana di Bioarchitettura — era nato come fiore all’occhiello all’interno del più ampio piano di restyling urbanistico della stazione Termini.
La struttura avrebbe dovuto ricreare un’ampia oasi d’ombra artificiale integrando sistemi tecnologici di raffrescamento dell’aria.
Il Campidoglio, pur avendo patrocinato lo studio della fattibilità, si era riservato l’ultima parola sulla sostenibilità del bilancio. Parere che si è tinto di rosso non appena i preventivi hanno toccato quota 500.000 euro.
Dal palazzo senatoriale fanno sapere che quel mezzo milione di euro non andrà perso, ma sarà immediatamente dirottato su strategie ritenute più solide, naturali e durature: la manutenzione dei parchi esistenti, il monitoraggio delle alberature storiche e la piantumazione di veri alberi in terra, ovunque i sottoservizi cittadini lo consentano.
L’affondo di Fratelli d’Italia: «Follia spendere così i fondi pubblici»
L’idea di immettere un elemento metallico di quelle dimensioni nel cuore del patrimonio monumentale della Capitale aveva subito innescato un durissimo scontro politico, sollevando le barricate delle opposizioni di centrodestra.
I parlamentari e i consiglieri di Fratelli d’Italia avevano etichettato fin dal primo minuto l’opera come un’inutile “torre d’acciaio”, criticando lo spreco di risorse per un surrogato artificiale a scapito della cura dei platani e dei pini romani.
Con la rinuncia ufficiale da parte del Comune, i cantieri della discordia vengono archiviati prima ancora di aprire. Per il futuro di piazza dei Cinquecento si torna all’antico: per fare ombra ai viaggiatori si utilizzeranno le radici e le foglie vere, mettendo da parte la tecnologia.
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