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Torna la paura nello Stretto. Volano gas e petrolio, le Borse in rosso

Il brusco stop della tregua tra Washington e Teheran riporta il rischio geopolitico al centro dei mercati. Gli attacchi nello Stretto di Hormuz, la controffensiva degli Stati Uniti e le dure parole di Donald Trump hanno innescato una repentina fiammata delle quotazioni del petrolio, accompagnata dal riemergere i timori per l’inflazione e le implicazioni a livello di politiche monetarie.

Il petrolio Wti a New York è arrivato ieri a guadagnare l’8% in area 76 dollari al barile, mentre il Brent ha riagganciato gli 80 dollari. Sotto pressione anche il gas con scatto a +5% a 49 euro al megawattora per i futures con scadenza agosto all’hub di riferimento europeo, il Ttf di Amsterdam. Gli attraversamenti navali dello Stretto di Hormuz testimoniano il livello massimo di tensione, passando dai circa 20 di inizio settimana a soli 11 martedì, per poi cessare completamente nella giornata di ieri secondo i dati di Rystad.

Lo Stretto di Hormuz torna quindi a offuscare l’umore dei mercati. A fine giornata il Dax di Francoforte è scivolato indietro del 2,3%, il Cac 40 di Parigi del 2,18%, mentre l’Ibex 35 di Madrid è stato il listino peggiore cedendo il 2,76% complici anche le minacce di Trump alla Spagna (“Non vogliamo più fare affari con loro”, ha detto il presidente statunitense dal vertice Nato di Ankara). Milano ha limitato i danni con il Ftse Mib in calo solo dell’1,22% con Eni (+3,7%) e Saipem (+3,2%) in decisa controtendenza grazie alla sponda del rialzo del petrolio.

“Le rinnovate tensioni in Medio Oriente hanno interrotto quella che era diventata una narrativa di mercato sempre più compiacente verso la de-escalation”, commenta Daniela Hathorn, senior analyst di Capital.com.

I timori che la nuova escalation in Medio Oriente induca la Federal Reserve ad alzare i tassi per contrastare l’elevata inflazione ha mandato al tappeto anche l’oro, arrivato a cedere oltre il 2% in area 4.030 dollari l’oncia, sui. Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sull’obbligazionario.

Il rendimento del Treasury decennale è balzato in area 4,57%, quello del Bund di pari durata al 3,09%, mentre il Btp decennale si è portato a ridosso del 3,9%, così come gli Oat transalpini. Lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 81 punti base.


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