Vandalismi alla panchina di Pamela Mastropietro, la madre porta il caso in Procura
Un esposto formale alla Procura della Repubblica contro l’inerzia delle istituzioni romane per difendere la memoria di sua figlia e la sicurezza dei cittadini.
Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro — la 18enne romana che il 30 gennaio 2018 fu violentata, uccisa e barbaramente fatta a pezzi a Macerata dopo essersi allontanata da una comunità di recupero —, ha depositato questa mattina una denuncia-querela presso il Commissariato di Polizia “San Giovanni”.
Nel mirino della donna ci sono Roma Capitale, il Dipartimento Tutela Ambientale e il VII Municipio, accusati di totale immobilismo di fronte al degrado e ai continui raid vandalici che colpiscono la piazza.
Al centro della battaglia legale c’è l’area verde di piazza Re di Roma, dove è stata installata una panchina rossa in memoria di Pamela, diventata nel tempo un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e un punto di ritrovo costantemente preso di mira da vandali e baby gang.
«Ho chiesto ufficialmente alla magistratura di verificare se nella condotta delle amministrazioni siano ravvisabili estremi di reato, a partire dall’omissione di atti d’ufficio», ha spiegato Verni, esasperata da quello che definisce il “silenzio assordante” delle istituzioni locali.
Due mesi di silenzio dopo gli appelli per la videosorveglianza
L’azione penale della madre di Pamela scaturisce dal mancato riscontro a una serie di istanze formali presentate per mettere in sicurezza l’intera area della piazza.
«Lo scorso 24 aprile ho inviato una richiesta formale per chiedere l’installazione e il posizionamento mirato di telecamere di videosorveglianza a copertura della piazza e dell’area verde che ospita la panchina dedicata a mia figlia, puntualmente vandalizzata. Ad oggi, dopo oltre 60 giorni, le amministrazioni non si sono degnate di fornire la minima risposta».
L’affondo: «La piazza è ormai fuori controllo»
A nulla, secondo quanto riferito da Alessandra Verni, sarebbero serviti finora anche i solleciti e i decreti di intervento del Difensore Civico della Regione Lazio, rimasti anch’essi lettera morta nei cassetti del Campidoglio e del Municipio guidato da Francesco Laddaga.
«Mentre la burocrazia comunale tace e si nasconde dietro ai tempi infiniti delle scartoffie, la piazza è lasciata in uno stato di totale abbandono e fuori controllo», conclude la madre della vittima.
Con il deposito della querela di questa mattina, la parola passa ai magistrati di piazzale Clodio, che dovranno valutare se l’assenza di risposte da parte dei dirigenti pubblici integri o meno una responsabilità penale per la mancata tutela del decoro e della sicurezza urbana.
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