Asili nido ancora lontani dal target (31,6%), l’abbandono scolastico cala all’8,2% ma restano ampi divari regionali. Il rapporto Istat

L’Istat ha pubblicato il Rapporto SDGs 2026, che monitora l’andamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 in Italia. Analizziamo nel dettaglio il Goal 4, dedicato all’istruzione, per capire a che punto si trova la scuola italiana sulla base dei dati ufficiali.
I numeri raccolti dall’ISTAT mostrano una situazione eterogenea, con traguardi europei già raggiunti e altre aree in cui le difficoltà persistono, specialmente per quanto riguarda le differenze geografiche e di genere.
Asili nido e abbandono scolastico
Partiamo dai più piccoli. Nell’anno educativo 2023/2024, i posti nei servizi per la prima infanzia coprono il 31,6% dei bambini tra zero e due anni. Siamo distanti dal traguardo europeo del 50% previsto per il 2030, e le distanze tra le regioni restano ampie.
Troviamo i valori più alti al Centro-Nord, con l’Umbria al 48,4%, l’Emilia-Romagna al 44,4%, la Valle d’Aosta al 44.3% e la Provincia autonoma di Trento al 42,3%. I numeri cambiano al Sud, dove la Calabria si ferma al 17,2%, la Sicilia al 15,5% e la Campania al 15,4%.
C’è un dato positivo che riguarda i ragazzi più grandi. Nel 2025, la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che ha lasciato precocemente gli studi è scesa all’8,2%. L’Italia ha superato in anticipo l’obiettivo europeo fissato al 9,0% per il 2030.
All’interno di questo risultato resistono però delle differenze strutturali:
- i ragazzi abbandonano la scuola più delle ragazze, con il 10,1% contro il 6,2%;
- le Isole registrano un tasso del 13,7%, contro il 6,9% del Nord;
- tra i giovani con cittadinanza straniera l’abbandono tocca il 26,2%, mentre tra gli italiani è al 6,7%.
Le competenze in italiano, matematica e inglese
Il rapporto ISTAT, citando i dati INVALSI dell’anno scolastico 2024/2025, rileva un generale peggioramento nelle competenze di base rispetto ai livelli precedenti la pandemia. Fatta eccezione per l’italiano in quinta elementare, tornato ai livelli del 2018/2019, negli altri gradi di istruzione le insufficienze sono aumentate.
Le criticità maggiori emergono nell’ultimo anno delle scuole superiori. In queste classi, gli studenti che non raggiungono competenze adeguate sono arrivati al 48,3% in italiano e al 50,8% in matematica. Nel 2018/2019 le percentuali erano rispettivamente del 35,7% e del 39,3%.
La geografia gioca un ruolo decisivo. Il divario a sfavore del Mezzogiorno inizia dalla scuola primaria e si allarga nel tempo, arrivando a uno svantaggio di 20,5 punti percentuali in matematica nell’ultimo anno delle superiori. In ambito logico-matematico si nota anche una costante difficoltà maggiore per le ragazze rispetto ai ragazzi.
I risultati delle prove di lingua inglese mostrano un costante miglioramento. In terza media, gli alunni con livelli inadeguati nella lettura sono scesi dal 22,6% del 2018/2019 al 17,2% attuale, e nell’ascolto dal 41,2% al 30,3%.
Dispersione nelle periferie e competenze digitali
Un focus specifico condotto da Save the Children, inserito nel documento ISTAT, valuta la situazione delle periferie delle città metropolitane, classificate come Aree di Disagio Urbano. In questi territori, la dispersione scolastica implicita alla fine della terza media colpisce il 20,8% degli studenti, contro un dato medio cittadino dell’11%.
Guardando alle tecnologie, nel 2025 il 54,3% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base. Il dato è in crescita rispetto al 2023, ma l’Italia rimane sotto la media europea del 60,4% e distante dal traguardo comunitario dell’80% previsto per il 2030. Le differenze si avvertono per genere, con gli uomini al 56,3% e le donne al 52,3%, e per titolo di studio, passando dall’82,0% dei laureati al 28,8% di chi ha la licenza media.
Riguardo ai titoli di studio universitari in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), nel 2023 l’Italia conta 19 laureati ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni. Il numero è in leggero aumento, eppure mantiene una chiara differenza di genere, contando 22,4 uomini laureati in queste materie ogni mille residenti, contro 15,2 donne.
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