Cultura

Sublime – Until The Sun Explodes

Il nome dei Sublime non è mai davvero sparito dai radar, nonostante la prematura scomparsa del frontman Bradley Nowell avvenuta esattamente trent’anni fa. Dopo la lunga parentesi con il cantante e chitarrista Rome Ramirez, chiusasi con quattro dischi pubblicati fra il 2011 e il 2024, la band californiana risorge ancora dalle proprie ceneri, questa volta capeggiata dal figlio dello sfortunato fondatore scomparso pochi mesi prima l’uscita del vendutissimo album eponimo del 1996.

Credit: Facebook

Quello con Jakob Nowell è un ritorno in tutto e per tutto canonico che va a inserirsi nella storia ufficiale del trio: la lunga fase intermedia con Ramirez, infatti, è da considerarsi alla stregua di uno spin-off. In tutto questo tira e molla che prosegue ormai da molto tempo, resta sullo sfondo la dura verità: i Sublime senza Bradley Nowell non hanno ragione di esistere.

Se non altro il nuovo “Until The Sun Explodes” ha un’impronta familiare – intima, arriverei a dire – che aggiunge un pizzico di genuinità al progetto, destinato tuttavia a restare un unicum nella storia della band. Come già annunciato, infatti, le danze dovrebbe chiudersi definitivamente al termine del tour di supporto. Andrà davvero così? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per ora accontentiamoci delle ventidue tracce di questo disco che, nell’arco di circa un’ora, prova a riprodurre fedelmente l’esperienza Sublime fino all’ultima virgola, quasi fosse un clone musicale perfezionato in laboratorio.

La bella voce cristallina di Jakob Nowell è pressoché indistinguibile da quella del padre; un aspetto forse un po’ inquietante ma assai importante per conferire legittimità a un prodotto che non esce mai fuori dai confini di partenza.

I Sublime del 2026 suonano identici a quelli del 1996: un mix fra reggae rock, ska punk e pop farcito di scratching hip-hop, schitarrate hardcore e qualche sprazzo di “relax” in salsa dub. Un sound estivo e solare, radicato negli anni ’90, rimasticato e riproposto in chiavi diverse da uno stuolo di epigoni dal successo più o meno fugace (dai 311 agli Smash Mouth, passando per gli Sugar Ray di “Fly” e i Len di “Steal My Sunshine”).

Tutto sembra immobile, fermo a una vita fa, in un album vivace e caldo come il sole di Long Beach; un’opera lunga (forse anche troppo lunga) che sprizza vitalità da ogni poro nonostante la pesante ombra del morto celebre, il povero Bradley Nowell, che come un fantasma infesta le note di un disco che scopiazza – spesso bene, bisogna dirlo – il suo stile di eterno giovane cresciuto fra mare, surf e spinelli.

In bilico fra la furbata commerciale e il sincero omaggio, “Until The Sun Explodes” brilla solo in alcuni passaggi (“Ensenada”, “Can’t Miss You”, “Backwards”, “F.T.R.” e “Gangstalker”). Il resto non ha nulla di osceno o offensivo, ma è francamente superfluo. Non un’aggiunta particolarmente significativa alla breve ma intensa storia dei “veri” Sublime: l’auspicio è che finalmente possano davvero riposare in pace, dopo averci regalato tante belle canzoni nella loro vita precedente.


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