Cultura

Muse – The Wow! Signal

Il riflesso nel mirroring cosmico di un passato che ritorna, ma senza sussulti.

Credit: Tim Saccenti

A 25 anni dal loro debutto, i Muse tagliano il traguardo del decimo album in studio con “The Wow! Signal”. Il titolo, che evoca il celebre e misterioso segnale radio captato dallo spazio nel lontano 1977, prometteva sulla carta un’odissea fantascientifica ed una rinascita sonora. All’atto pratico, però, il disco si rivela essere una confortevole e fin troppo prevedibile orbita attorno a stilemi che la band di Teignmouth ha già esplorato e quindi di conseguenza sfruttato fino all’esaurimento.

Se c’è un elemento di reale novità, questo risiede nella penna del famigerato Bellamy. Archiviate (almeno in parte) le paranoie complottiste e le rivoluzioni globali contro le intelligenze artificiali, i testi stavolta si fanno intimi e terreni, fortemente influenzati dalla fine della sua relazione sentimentale. Questo approccio più vulnerabile emerge chiaramente in tracce come per esempio “Unravelling” ed anche in “Be With You”, dove la consueta magniloquenza della band si piega ad un’inedita malinconia pop-rock senza infamia e senza lode.

Episodio emblematico dell’entrata in scena di un’elettronica più contemporanea e meno nostalgica è la traccia chiamata “Hush”, che vede una spiazzante collaborazione con Ellie Goulding, e che flirta apertamente con l’electro-pop da classifica.

Il vero problema dell’album emerge quando i Muse decidono di fare i Muse al 100%. Ed è così che in un brano come per esempio “Cryogen” vengono sfoggiati i soliti arpeggiatori synth in stile anni ’80, i falsetti d’ordinanza e quei riff distorti che la band propone ormai in salse diverse da decenni.

La sensazione che predomina all’interno del lavoro discografico risulta quindi essere la ridondanza, e per giunta costante: tutto è suonato in modo impeccabile, la produzione è mastodontica e l’impatto sonoro è come al solito cinematografico. Ma il tutto ha il sapore di un qualcosa trito e ritrito e pertanto la grande assente è la sorpresa.

“The Wow! Signal” è in sostanza il classico album da compitino a casa per una band della portata dei Muse. E’ un disco che di certo non deluderà i fan più accaniti, definibili lo zoccolo duro, ma che non aggiunge assolutamente nulla di nuovo sotto il sole ad una carriera già monumentale.

Una macchina da guerra perfetta, che però ha smesso da tempo di rischiare.


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