Società

I giovani si informano sui social media: il CNDDU chiede un Piano per l’educazione digitale affidato ai docenti della classe A-46

I ragazzi studiano, si orientano e formano la propria cultura sempre più lontano dai canali tradizionali.

I dati diffusi da AGCOM, dal Reuters Institute e dal Censis tracciano un quadro inequivocabile: per gli adolescenti i social media rappresentano ormai l’accesso primario alle notizie. Il giornalismo professionale resta sullo sfondo, interpellato quasi esclusivamente per verificare l’attendibilità dei fatti. Partendo da queste premesse, un recente documento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) sollecita il mondo della scuola ad affrontare la questione in modo organico.

Il peso degli algoritmi sulle opinioni

Oggi le piattaforme governano la dieta mediatica dei ragazzi. Sfruttando complessi algoritmi di raccomandazione e sistemi di intelligenza artificiale, il web seleziona le informazioni in modo mirato e costante. Questa dinamica finisce per condizionare la costruzione delle opinioni e l’esercizio della partecipazione democratica. Il CNDDU fa notare che il diritto all’informazione deve necessariamente cambiare pelle. Avere un facile accesso ai contenuti è solo il punto di partenza; agli studenti serve un ambiente trasparente e plurale per poter sviluppare in sicurezza il proprio pensiero critico.

Alfabetizzazione giuridica e docenti A-46

Il sindacato valuta in modo ampiamente positivo le iniziative già avviate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sul fronte della cittadinanza digitale, chiedendo tuttavia di irrobustire l’offerta formativa. La proposta concreta prevede l’istituzione di un Piano nazionale per l’educazione giuridica del digitale.

Per affrontare le complesse direttive europee di settore, dal GDPR all’AI Act e al Digital Services Act, il Coordinamento suggerisce di valorizzare il ruolo degli insegnanti abilitati nella classe di concorso A-46 (Scienze giuridico-economiche). Affidando a loro il compito di guidare le aule, la scuola potrebbe fornire ai ragazzi quell’alfabetizzazione giuridica necessaria per padroneggiare i diritti digitali e comprendere fino in fondo le responsabilità dei colossi di internet.

Le regole a tutela delle libertà

A sintetizzare l’urgenza di questa sfida è il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, il quale chiarisce che la scuola italiana deve puntare alla costruzione di una solida cultura della legalità tecnologica. Il professore sottolinea, infatti, che in un panorama dominato dall’intelligenza artificiale le insidie maggiori derivano proprio dalla scarsa conoscenza dei paletti normativi: “Utilizzare strumenti sempre più potenti senza comprenderne le regole significa esporre i diritti fondamentali della persona a forme di vulnerabilità spesso invisibili.

Il presidente ha poi aggiunto che il futuro democratico sarà sempre più vincolato alla capacità dei cittadini di capire a fondo i limiti e i meccanismi della rete, auspicando un coinvolgimento diretto delle istituzioni per creare un percorso formativo nazionale.

Oggi educare ai diritti umani, – ha concluso il professore – significa preparare studenti che sappiano esercitare le libertà costituzionali anche nello spazio digitale, riconoscendo nel diritto non un limite all’innovazione, ma la sua imprescindibile garanzia.


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