Addio a Religione? La proposta che divide la scuola. “Ma l’IRC non è catechismo”, replica Ruscica (Snadir)

La discussione sul futuro dell’Insegnamento della Religione Cattolica a scuola si accende di nuovo.
Sul tavolo le proposte di chi vorrebbe sostituire l’IRC con discipline come Scienze delle religioni o Antropologia delle culture, avanzate in due approfondimenti firmati su Orizzonte Scuola. Ma la replica del mondo cattolico e dei sindacati di settore non si fa attendere.
A prendere la parola è Orazio Ruscica, segretario nazionale dello Snadir, che parte da un presupposto netto: “L’IRC non è un catechismo scolastico né una lezione dogmatica. Chi lo pensa non conosce la realtà delle nostre classi”. Secondo il sindacato, le proposte di riforma nascono da una rappresentazione distorta di ciò che accade quotidianamente negli istituti.
Un insegnamento culturale, non confessionale
Le Indicazioni Nazionali, ricorda Ruscica, definiscono l’IRC come una disciplina a pieno titolo nella scuola pubblica, con valenza storica, antropologica ed educativa. E per diventare insegnanti di questa materia, avverte il sindacalista, “c’è da scalare l’Everest, non scavalcare il dosso di un corso sulle religioni”.
Il percorso formativo per ottenere l’abilitazione è lungo e selettivo: esegesi biblica, storia del cristianesimo, teologia, pedagogia, didattica. Ma anche conoscenza approfondita delle altre tradizioni religiose. “Non sono figure improvvisate – sottolinea Ruscica – ma professionisti in possesso di titoli accademici conseguiti attraverso percorsi universitari rigorosi”.
Dialogo interculturale e pluralismo: già al centro dell’IRC
A sorprendere chi difende l’attuale sistema è l’accusa, implicita nelle proposte alternative, che l’IRC sarebbe incapace di affrontare il pluralismo contemporaneo o di promuovere una lettura critica del fatto religioso. “Chi vive quotidianamente la scuola – ribatte il segretario dello Snadir – sa bene che da anni i docenti di religione lavorano proprio nella direzione del dialogo interculturale e del confronto tra visioni del mondo differenti”.
Nelle classi, prosegue Ruscica, si promuove la riflessione critica e la conoscenza delle diverse tradizioni religiose. Gli studenti imparano a leggere il fenomeno religioso nella storia e nella contemporaneità, a comprendere le radici culturali della nostra civiltà e, nello stesso tempo, a rispettare le differenze. “Un progetto formativo indispensabile per cogliere aspetti fondamentali della vita, dell’arte, delle tradizioni del nostro Paese”.
Il vero nodo: l’ora alternativa dimenticata
Per lo Snadir, il punto centrale non è sostituire l’IRC, ma migliorare ciò che oggi presenta criticità nel sistema scolastico. Il bersaglio è l’ora alternativa, che troppo spesso finisce per trasformarsi in un momento residuale: studenti che entrano dopo o escono prima, attività non strutturate, assenza di una proposta educativa riconoscibile.
“Chi sceglie di non avvalersi dell’IRC – afferma Ruscica – deve poter usufruire di un’offerta formativa qualificata e realmente educativa”. La soluzione, secondo il sindacato, sarebbe costruire percorsi alternativi dedicati alla conoscenza delle culture, delle religioni, dei diritti umani, del dialogo interculturale e della cittadinanza attiva.
Un insegnamento capace di arricchire la formazione di chi liberamente sceglie di non avvalersi dell’IRC, garantendo a tutti pari dignità educativa. “Più che sostituire ciò che funziona – conclude il segretario – sarebbe opportuno migliorare ciò che ancora manca”.
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