La chiesetta di Piedigrotta a Pizzo, un bene da salvare
di Antonio Montesanti*
La Chiesetta di Piedigrotta sorge lungo la costa di Pizzo, in un tratto di falesia calcarenitica che probabilmente custodisce una storia molto più antica della celebre leggenda del naufragio. Nonostante oggi la ricerca consenta di ricostruire una lunga continuità di frequentazione del sito… oggi rischia di scomparire, implodere. Molteplici errori di gestione dei flussi e le condizioni dell’umidità interna fuori controllo… ogni giorno, oggi compreso, ne distruggono inesorabilmente un pezzo. E noi perderemo la sua storia ed i suoi valori immensi.
L’ intera area era già interessata da un’intensa attività estrattiva. Le pareti di calcarenite mostrano in molti punti le caratteristiche delle antiche tecniche di taglio delle cave romane dalle quali venivano ricavati i blocchi destinati agli edifici ed al porto della vicina Vibona Valentia. Con il progressivo abbandono tra il IV-VII secoli delle cave, le cavità naturali e artificiali poterono essere riutilizzate come luoghi di preghiera e di eremitaggio, secondo un fenomeno ampiamente documentato in Calabria e nell’Italia meridionale. Le grotte offrirono rifugio a monaci ed eremiti, favorendo la nascita di piccoli romitori costieri, periferici rispetto al centro urbano fortificato, in cui prende vita una precoce devozione mariana.
La chiesetta di Piedigrotta a Pizzo: la storia
Il recente rinvenimento di un documento economico conservato nello Zibaldone della Collegiata di Pizzo attesta l’esistenza della Chiesetta di Piedigrotta La Nova, più a sud, anch’essa ipogea, già nel 1583 dimostrando che il titolo di “Piedigrotta” era già presente nel territorio pizzitano almeno dalla fine del XVI secolo. Questa testimonianza documentaria anticipa di diversi decenni la tradizionale datazione del culto legata al naufragio, ipotizzata per la data fusa sulla campana bronzea di bordo . La tradizione popolare infatti colloca al 1632 il celebre naufragio di un veliero proveniente da Torre del Greco, anni in cui i marinai, sorpresi da una violenta tempesta nel Golfo di Sant’Eufemia, fecero voto alla Madonna di Piedigrotta di edificare una cappella nel luogo del loro approdo. Il racconto narra che il quadro della Vergine approdò miracolosamente sulla spiaggia, dando origine al santuario, agganciandosi alla rifrequentazione dell’ area ad una nuova fase di coltivazione a cava.
Questa tradizione continua così a rappresentare una componente fondamentale della memoria religiosa di Pizzo. Tuttavia gli studi più recenti suggeriscono che essa possa avere rafforzato e rinnovato un culto mariano già esistente in un luogo considerato sacro da secoli. Scrivendo nel 1725 la sua Istoria Apologetica dell’Antica Napizia, Don Ilario Tranquillo del resto non formula alcuna ipotesi di un culto legato a naufragi di corallari, la cui attività ben conosceva, che documentò nei suoi scritti, indicando perfino i punti degli scogli caralliferi catalani. Al contrario testimonia la persistenza di romitori in entrambe le chiese ipogee dedicate alla Madonna di Piedigrotta, quella orientale, la nostra e quella occidentale, oggi detta della Stazione, consegnandoci una delle più importanti testimonianze storiche sugli antichi complessi ipogei religiosi.
Gli scavi di Angelo e Alfonso Barone
Dopo aver indirizzato al Papa una accorata lettera contro le guerre, dopo i terremoti del 1905 e 1908 Angelo Barone iniziò a scavare e scolpire la grotta originaria. Alla sua morte, il figlio Alfonso proseguì instancabilmente l’opera fino al 1950, trasformando l’antico romitorio in uno dei più straordinari complessi di arte rupestre del mondo. Artisti ben noti all’ epoca, realizzarono statue, bassorilievi e cappelle scavate nella pietra, usando una loro particolare tecnica, che raccontano episodi della vita di Cristo, della Vergine dei santi, non mancando di ritrarre se stesso, il padre e lo zio sacerdote. La sua cultura artistica fu tale da consentirgli di riprodurre in un unico gruppo scultoreo una tela del pittore di corte del Re Sole, la Pesca Miracolosa, quadro allora ignoto a tutti ed oggi esposto al Louvre, fondendo così in quelle grotte arte, fede e memoria collettiva.
È per questo che oggi la Chiesetta di Piedigrotta rappresenta molto più di un monumento artistico. È un luogo dove quasi duemila anni di storia sembrano sovrapporsi senza interrompersi: dalle cave romane al romitorio, dalla devozione mariana medievale alla tradizione del naufragio, fino ai capolavori scolpiti dai Barone. Una continuità che rende questo sito uno dei luoghi più affascinanti e ancora oggi più ricchi di interrogativi dell’intera Calabria.
*studioso e ricercatore
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