L’arte del pensiero – Cronache Fermane
di Giuseppe Fedeli *
L’arte del pensiero
” Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”.(incipit della ‘Lettera sulla felicità a Meneceo’ di Epicuro)
Il mio bagaglio culturale, di stampo prevalentemente umanistico, si è abbeverato a diverse fonti, in particolare, alla sapienza dei classici: da Socrate a Cicerone, da Platone ad Aristotele, da Seneca a Marco Aurelio: fino ad arrivare a Cartesio, Spinoza, Nietzsche, Marx, Heidegger, Popper, etc. Attraversando i secoli e le tendenze (ho un debole per l’esistenzialismo, che è anche il mio tallone d’Achille), ho capito che il pensiero si sviluppa e ramifica, con battute d’arresto e sfumature. E così, il pensiero cartesiano si contrappone ai trascendentali medievali, all’epoca dei lumi si alternano stagioni, in cui domina l’astro di Dioniso, alla classicità di stampo apollineo fa da contraltare, precursore lo Sturm und Drang teutonico, l’irrazionalismo e il visionarismo romantico. Se vogliamo, si ripropone, sotto mutata forma, la “tensione” di Freud tra ‘es’ ed ‘ego’, tra pulsioni ed istinti da una parte, e coscienza (parte razionale) dall’altra. Sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe il succo che ho spremuto dalle mie letture, dalle curiosità, che ho soddisfatto, attingendo alle grandi voci del passato: dagli insegnamenti che ho ricevuto dai grandi pensatori di ogni epoca.
Ho realizzato che la filosofia è un sistema, un modo di pensare, una “postura”, volta a mettere in discussione i luoghi comuni. La filosofia non insegna niente e non serve a niente. Come diceva Aristotele, essa non è serva di nessuno, ma insegna a pensare, a farsi domande, a coltivare l’arte del dubbio: da cui può venire, ogni tanto, una, sia pur relativa, verità. Da un cogito, sostanziato di tensione dialettica, deriva ogni conoscenza, a
illuminare i sentieri dell’essere.
Oltre agli esistenzialisti, tra i pensatori che più amo c’è Friedrich Nietzsche, con il suo filosofare a colpi di martello, e la sua concezione dell’oltreuomo: il quale non si contrappone a Dio, perché l’espressione ” Dio è morto ” non è un proclama di liberazione: il folle, ne “La gaia scienza”, dice che questa “verità” va gridata nei mercati, perché la gente ne abbia contezza. Davanti a questa desolazione, a questo deserto, dovuto alla scomparsa dall’orizzonte della Divinità, è l’uomo che deve riscattare il destino, suo e di tutta l’umanità.
Interessantissimo anche il panteismo di Spinoza, che si comprende nella famosa espressione ” Deus sive natura”, cioè Dio è natura. Concezione, portata alle estreme conseguenze dal teologo Mancuso che, sulla scia di Panikkar, afferma che Dio è immanente alle cose (pan-en-teismo).
Dal canto suo, Arthur Schopenhauer sostiene che una volontà irrazionale muove il mondo. Lo vediamo ogni giorno. Il mondo è rappresentazione, perché ciascuno di noi percepisce la realtà, a seconda di quelle che sono le sue strutture di ad- prehensione: il mondo è volontà irrazionale, che, sollevato il velo di Maya, discopre il vero: quel vero che mai avremmo voluto vedere (non a caso il pensiero di Leopardi si muove nel solco di questa visione filosofica).
In ultima analisi, il philosophari è il portato dell’intelligere (da intus legere, leggere dentro) sia scientifico, sia umanistico. Dall’essere eterno, immutabile, germina il logos, inscritto in una episteme, ovvero in un sistema di pensiero.
A conti fatti, la filosofia non porta a niente, né risolve niente. Ma insegna a pensare. Arte che, sola, può farsi interprete delle domande cruciali dell’uomo.
* giudice
Ps
Basterebbe leggere le “Lettere di Seneca a Lucilio”, per capire come si deve vivere.
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