Bari, 200 braccianti occupano la Basilica: “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”
Hanno scelto di protestare dentro la Basilica di San Nicola, a Bari, perché “è l’unico luogo in cui la nostra vita vale qualcosa”. In mattinata, 200 braccianti agricoli del ghetto di Torretta Antonacci, provincia di Foggia, hanno occupato le navate romaniche della chiesa che ospita le spoglie del santo “amante dei forestieri” per denunciare le condizioni di vita e il fallimento del progetto di bonifica dell’area. Si tratta, infatti, di uno dei tanti piani di finanziamento del Pnrr che sono saltati per colpa di ritardi e rimodulazioni: i 30 milioni previsti inizialmente non sono arrivati e per chi vive senza diritti le speranze che le cose cambino sono sempre meno. “Senza di noi l’Italia si ferma”, si leggeva su uno dei cartelli esposti dai lavoratori. “Eppure – spiegano in una nota a firma della Usb Braccianti – non siamo clandestini. Viviamo nelle baracche perché ci avete reso ostaggio della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi, le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni”.
I manifestanti hanno chiesto un intervento delle istituzioni, dal presidente della Regione Puglia Decaro al governo Meloni: “Non parole, non tavoli, non promesse. Atti”, hanno detto. Nel tardo pomeriggio, proprio il presidente dem ha incontrato una delegazione nella sede della presidenza. “Confermo l’impegno della Regione Puglia di mettere ulteriori fondi a disposizione per poter creare ambienti accoglienti, e foresterie”, ha detto Decaro.
Dopo l’incontro, l’Usb ha scritto un comunicato per ribadire che “le istituzioni si muovono solo quando i braccianti alzano la testa e la voce”: “Dopo circa cinque ore di occupazione, con l’arrivo del sindaco di Bari che ci ha annunciato la disponibilità del presidente a riceverci, abbiamo lasciato la basilica e siamo partiti in corteo fino alla sede della Regione. Una nostra delegazione è salita e ha incontrato il presidente Decaro, al quale abbiamo rivolto tre richieste”. Prima di tutto: “l’acqua subito”. “Il presidente si è impegnato ad affrontare e risolvere in tempi rapidi il ripristino dei serbatoi di Torretta Antonacci e, soprattutto, a potenziare la frequenza di riempimento, rendendola almeno giornaliera. Perché questa è la realtà che abbiamo raccontato al presidente guardandolo negli occhi: a 40 gradi l’acqua finisce immediatamente, e duemila persone si azzuffano per riempire una tanica d’acqua. Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi”.
La seconda richiesta è che il presidente della Regione vada sul posto a “rendersi conto di persona della situazione disastrosa in cui vivono duemila braccianti e di come sono stati indegnamente buttati dalla finestra i 30 milioni del Pnrr che dovevano risolvere questo problema”. Infine: i documenti. “Il presidente si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul Governo e sul Ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori. È il punto per noi decisivo: viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni. Chi porta avanti l’agricoltura di questo Paese ha diritto a un documento, a un contratto vero, a una vita da persona libera. Se i governatori del Sud faranno fronte comune, il Governo Meloni non potrà più voltarsi dall’altra parte”
La Basilica, hanno fatto sapere i manifestanti, è solo il primo passo. “Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e siamo pronti a fermarla” dicono ancora. Promettono scioperi, presidi permanenti, blocchi in tutta la Capitanata. E chiedono per quelle braccia, “grazie alle quali il cibo arriva sulle vostre tavole”, “non la carità, ma la giustizia e la dignità che è riconosciuta a ogni essere umano”.
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