L’Iran si ferma per Khamenei: sei giorni di lutto e mobilitazione nazionale. Media: “Impossibile che sia presente il figlio Mojtaba”
L’Iran ha aperto ufficialmente sei giorni di cerimonie funebri pubbliche per l’Ayatollah Ali Khamenei, dando vita a una delle più imponenti manifestazioni di lutto e mobilitazione organizzate dalla Repubblica islamica dalla morte di Ruhollah Khomeini nel 1989. Migliaia di persone si sono radunate fin dalle prime ore nel complesso della Grande Moschea Mosalla di Teheran, dove la salma del leader è stata esposta ai fedeli tra bandiere nazionali, stendardi rossi-simbolo della vendetta nella tradizione sciita- e slogan contro Stati Uniti e Israele. La cerimonia di commiato durerà fino alle 20:00 di domenica, ora locale.
Right now, Tehran’s Imam Khomeini Mosalla is teeming with mourners and devotees of the late Leader of the Islamic Revolution, Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, who was martyred in a US-Israeli terror attack on February 28. pic.twitter.com/axycGvAjF7
— IRNA News Agency (@IrnaEnglish) July 4, 2026
Secondo i media di Stato iraniani, decine di migliaia di persone sono arrivate nella capitale da tutto il Paese, mentre il governo stima che nelle diverse fasi delle celebrazioni possano partecipare fino a 20 milioni di persone. Le esequie proseguiranno poi nelle città sante iraniane di Qom e Mashhad e, successivamente, a Najaf e Karbala, in Iraq, a sottolineare la dimensione transnazionale dell’autorità religiosa esercitata da Khamenei sul mondo sciita.
Secondo quanto riportato da India Today, in un’intervista con Hakim Elahi, rappresentante della Guida Suprema in India, è quasi impossibile che Mojtaba Khamenei partecipi pubblicamente ai funerali del padre. “Ero in Iran la settimana scorsa e ho fatto visita ad alcuni miei amici che lo avevano incontrato, e mi hanno detto che vorrebbe uscire”, voleva persino guidare la preghiera, perché dobbiamo pregare sul corpo dell’Ayatollah Khomeini. Ma la sicurezza non glielo permette”. Resta il mistero, dunque, sulle sorti dell’attuale Guida Suprema.
Un funerale che diventa il manifesto politico del nuovo Iran
Le immagini diffuse dalle televisioni iraniane mostrano un’atmosfera che va ben oltre il semplice cordoglio religioso. I cori di “Morte all’America” e “Vendetta, vendetta”, gli striscioni con gli aforismi di Khamenei e le bandiere rosse richiamano direttamente la narrativa della “martirio” costruita dal regime dopo la morte della Guida Suprema nell’attacco congiunto israelo-americano del 28 febbraio.
Farewell ceremony begins for Iran’s martyred leader in Tehranhttps://t.co/RiycTB23wl pic.twitter.com/YhIT4UIKWE
— IRNA News Agency ☫ (@IrnaEnglish) July 4, 2026
Per la leadership iraniana il funerale rappresenta soprattutto un momento politico. In una fase segnata dalla successione al vertice dello Stato e dalle conseguenze della guerra con Israele e Stati Uniti, le autorità stanno cercando di proiettare un’immagine di continuità istituzionale, unità nazionale e resilienza. Non è un caso che le celebrazioni siano state pianificate come un percorso che attraversa i principali centri religiosi dello sciismo, trasformando il lutto in una dimostrazione di forza interna e di influenza regionale.
Da Teheran a Najaf: la geografia dello sciismo come messaggio geopolitico
Il calendario delle commemorazioni riflette una precisa strategia simbolica. Dopo i primi giorni a Teheran, il corteo si sposterà a Qom, cuore dell’establishment religioso iraniano, quindi a Mashhad, dove Khamenei sarà sepolto nei pressi del santuario dell’Imam Reza. Le celebrazioni proseguiranno anche nelle città irachene di Najaf e Karbala, due dei luoghi più sacri dello sciismo mondiale.
Questa scelta evidenzia come il funerale non sia destinato esclusivamente al pubblico iraniano. Il coinvolgimento delle città sante irachene rafforza il messaggio di continuità dell’asse sciita regionale costruito da Teheran negli ultimi decenni, in un momento in cui l’Iran cerca di mantenere la propria influenza nonostante il duro colpo subito con la perdita della sua Guida Suprema.
Alle cerimonie stanno partecipando delegazioni straniere provenienti da numerosi Paesi alleati dell’Iran, tra cui rappresentanti di Russia, Cina, Pakistan e Iraq, insieme ai principali movimenti appartenenti all’orbita filo-iraniana, confermando la dimensione internazionale dell’evento.
Il banco di prova della nuova leadership tra consenso e tensioni interne
Dietro l’imponente mobilitazione pubblica resta però il nodo della stabilità interna dell’Iran. La nuova leadership è chiamata a dimostrare di poter mantenere il controllo di un Paese provato da anni di sanzioni economiche, proteste popolari e profonde difficoltà sociali.
La grande partecipazione alle esequie rappresenterà inevitabilmente uno degli indicatori con cui il regime misurerà la propria capacità di mobilitazione. Per questo motivo il governo ha predisposto un’imponente macchina organizzativa, con trasporti straordinari, misure di sicurezza rafforzate e una presenza capillare delle istituzioni religiose e militari lungo tutto il percorso delle commemorazioni.
La settimana di lutto, dunque, assume un significato che va oltre l’addio a Khamenei.
È il primo grande test della Repubblica islamica senza il leader che l’ha guidata per quasi quattro decenni e, al tempo stesso, il tentativo di dimostrare che la morte della sua figura simbolo non coincide con un indebolimento dello Stato.




