Liguria

In Liguria le donne guadagnano un terzo in meno degli uomini. Cresce il lavoro femminile, ma resta il divario


Genova. Le donne lavorano di più rispetto a qualche anno fa, ma continuano a guadagnare molto meno degli uomini, sono più spesso impiegate con contratti part-time e, in età avanzata, vivono sempre più frequentemente da sole. È la fotografia scattata dal “Rapporto 2025 sulla condizione femminile in Liguria“, realizzato dal Coordinamento tecnico regionale per le Pari opportunità, che analizza i principali indicatori demografici, economici e sociali della popolazione femminile ligure.

Il divario retributivo emerge con chiarezza. Nel 2023 il reddito medio annuo delle lavoratrici dipendenti si è fermato a 17.996 euro, contro i 27.366 euro degli uomini. La differenza supera quindi i 9.300 euro e si traduce in un gender pay gap del 34,2%.

Il rapporto evidenzia come il divario sia alimentato anche dalla diversa distribuzione del lavoro part-time. Oltre un terzo delle lavoratrici dipendenti liguri, il 36,9%, lavora infatti a tempo parziale, contro appena l’8,8% degli uomini. In pratica, quasi otto lavoratori part-time su dieci sono donne, un dato che riflette il peso ancora prevalente dei carichi di cura all’interno delle famiglie.

Accanto alle criticità emergono però alcuni segnali positivi. Negli ultimi anni l’occupazione femminile è cresciuta e il tasso di occupazione delle donne è salito fino al 61,2%. Un miglioramento che, tuttavia, non basta ancora a colmare le differenze rispetto alla componente maschile, soprattutto nelle posizioni di responsabilità, dove la presenza femminile continua a essere limitata.

La trasformazione demografica della Liguria

Il rapporto dedica ampio spazio anche alla trasformazione demografica della Liguria, una delle regioni più anziane d’Europa. Al 2024 i residenti sono poco più di 1,51 milioni, circa 82 mila in meno rispetto al picco registrato nel 2010. Le donne rappresentano il 51,6% della popolazione e diventano largamente prevalenti nelle età più avanzate grazie a una maggiore aspettativa di vita.

Proprio l’invecchiamento fa emergere un’altra delle questioni centrali: la solitudine. Le donne over 60 che vivono da sole sono circa 130 mila, quasi il doppio degli uomini della stessa fascia d’età. Una condizione destinata ad avere un impatto crescente sulla domanda di servizi sociali, assistenziali e sanitari.

Un altro dato che colpisce è quello dell’indice di fertilità, misurato come numero medio di figli per donna, che conferma un quadro di bassa natalità: coerente con le tendenze nazionali ma particolarmente accentuato nel contesto ligure. Questo dato non incide solo sulla dinamica complessiva della popolazione, ma riflette anche trasformazioni profonde nei percorsi di vita delle donne, nelle scelte riproduttive e nella conciliazione tra vita familiare e lavorativa.

Anche il confronto a livello europeo, basato sui dati Eurostat, colloca la Liguria tra le regioni con i valori più bassi di fecondità: tra i territori europei analizzati, la Sardegna si colloca al secondo posto con 0,8 figli per donna, mentre la Liguria si posiziona al 31esimo posto, confermando una situazione di persistente criticità.  Un ulteriore indicatore significativo è rappresentato dall’età media della madre al parto: nel 2002 l’età media delle madri al parto era pari a 31,4 anni, saliti e 32,5 anni nel 2024.

Il documento si sofferma anche sulle radici culturali delle disuguaglianze. Nelle scuole superiori le ragazze continuano a scegliere prevalentemente indirizzi umanistici, linguistici e delle scienze umane, mentre restano nettamente sottorappresentate negli istituti tecnici e professionali a indirizzo tecnologico e industriale. Una “segregazione formativa” che, secondo il rapporto, contribuisce a riprodurre nel tempo le disparità occupazionali e salariali.

Le misure di sostegno alla famiglia

Per favorire una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, la Regione punta anche sulle misure di conciliazione tra lavoro e famiglia. Attraverso il Fondo sociale europeo sono stati finanziati voucher per gli asili nido, bonus per baby sitter e badanti e altri interventi di sostegno, strumenti che rappresentano la quota principale degli aiuti destinati alle donne.

“La Regione Liguria ha scelto di affrontare il tema delle pari opportunità attraverso politiche strutturali e trasversali, favorendo un maggiore equilibrio nelle opportunità di carriera, la valorizzazione del merito e la presenza femminile nei settori strategici – ha detto la vicepresidente della Regione e  assessore alle Pari Opportunità Simona Ferro – Siamo consapevoli che il percorso non sia concluso, ma il Rapporto ci offre una fotografia puntuale della situazione regionale, evidenziando sia i progressi compiuti sia gli ambiti sui quali è necessario continuare a investire. Il confronto con il contesto nazionale e con le altre regioni del Nord Italia rappresenta inoltre un importante strumento per valutare l’efficacia delle politiche adottate e individuare le nuove sfide”.




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