L’assenza del sesso ha frenato la biodiversità per milioni di anni

I due ricercatori, Emily Mitchell e l’italiano Andrea Manica, hanno analizzato i fossili degli animali più antichi conosciuti sulla Terra, risalenti a 574 milioni di anni fa. Queste creature assomigliavano più a piante che a qualsiasi animale oggi vivente: non avevano bocca, organi o modi per spostarsi e si pensa che assorbissero i nutrienti dall’acqua circostante.
Usando scansioni laser e Intelligenza Artificiale, gli autori dello studio hanno elaborato un modello al computer per simulare il comportamento delle prime comunità animali in base a diverse strategie riproduttive. Il modello è stato eseguito migliaia di volte, fino a individuare lo scenario che meglio corrispondeva ai dati ricavati dai fossili.
In questo modo, Mitchell e Manica hanno dimostrato che la limitata dispersione dovuta alla riproduzione asessuata spiega perché i primi animali presentavano un numero così ridotto di specie. L’arrivo della riproduzione sessuata, invece, ha aumentato enormemente le distanze di dispersione, poiché la maggiore competizione spinge gli animali a colonizzare nuove aree: ecco perché questa transizione è coincisa con un’improvvisa esplosione della biodiversità.
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