Educazione alla legalità a scuola, la proposta CNDDU: affidare l’insegnamento ai docenti della classe di concorso A-46 per arginare il bullismo

I dati dell’ISTAT restituiscono un quadro allarmante: oltre due terzi dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiarano di aver subito comportamenti offensivi, aggressivi o discriminatori nell’ultimo anno.
Di fronte alla preoccupante scia di violenza giovanile e cyberbullismo che colpisce gli studenti e il personale, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia una proposta strutturale per il sistema scolastico.
L’idea è quella di introdurre una materia curricolare stabile dedicata all’Educazione alla legalità all’interno di tutte le scuole del primo e del secondo ciclo d’istruzione. Questo insegnamento, secondo il Coordinamento, dovrebbe essere assegnato in via esclusiva ai docenti della classe di concorso A-46, ovvero gli specialisti in discipline giuridiche ed economiche.
A firmare la nota è il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, che chiarisce: “La legalità non può essere ridotta a un principio etico affidato esclusivamente alla sensibilità individuale o a iniziative episodiche”. Il professore ricorda infatti che ci troviamo di fronte a un sapere disciplinare basato sul diritto, che richiede rigore metodologico, specifiche competenze professionali e una forte continuità didattica.
Le competenze giuridiche in cattedra e lo sblocco dell’organico
Affidare queste ore agli insegnanti della A-46 garantirebbe un’assoluta coerenza tra le materie affrontate in classe e il profilo professionale del docente. L’approfondimento della Costituzione, la tutela dei diritti umani, la responsabilità civile e le nozioni di cittadinanza digitale o educazione finanziaria rappresentano la naturale declinazione degli studi di questi professori.
L’introduzione di questa ora curricolare porterebbe benefici concreti anche sul fronte organizzativo interno. La classe di concorso A-46, come spiega il Coordinamento, soffre attualmente di un organico insufficiente rispetto alle reali competenze del personale a disposizione.
Questa situazione produce da tempo ricadute negative sulla vita dei docenti, bloccando di fatto la mobilità territoriale e rallentando in modo significativo le nuove immissioni in ruolo. Inserire la materia in tutti gli istituti permetterebbe di valorizzare a pieno queste risorse umane altamente qualificate.
L’appello a Valditara per una scuola presidio di democrazia
Per dare concretezza a questo progetto, il CNDDU si rivolge direttamente ai vertici del Ministero. Viene chiesto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Sottosegretario Paola Frassinetti di avviare in tempi brevi un tavolo di confronto istituzionale, coinvolgendo il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, le Commissioni parlamentari, il mondo accademico e le rappresentanze professionali della scuola.
L’attuale modello normativo basato sull’insegnamento trasversale dell’Educazione civica ha segnato un progresso, tuttavia le nuove emergenze richiedono un’offerta formativa uniforme in tutto il Paese, slegata dalle singole iniziative progettuali dei vari istituti.
“Riconoscere tale evidenza – conclude la nota dell’associazione – significa rafforzare il ruolo della scuola quale presidio della democrazia costituzionale e della tutela dei diritti umani”.
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