Kiku Hibino & Merzbow – Rococo Echomatter
Grazie alla collaborazione con Kikù Hibino, Merzbow trova la giusta espressione della sua poetica. Non più muri di suono ed interminabili esplosioni di violenza ma dei veri e propri haiku dove la materia sonora viene tagliata, incorniciata e decorata. Il tutto nella breve durata. Il minutaggio delle tracce è infatti ridotto e non più mastodontico.

Il disco nasce come collaborazione a distanza: Hibino costruisce strutture e spazi vuoti, Merzbow li riempie con le sue consuete eruzioni di feedback, distorsioni e densità elettrica. Ma ciò che cambia davvero è il trattamento editoriale. Hibino interviene come un regista che pratica il montaggio a strappi, alla Godard. Questa idea sposta Merzbow da una logica puramente aggressiva a una più ambigua. Si tratta quindi di un album accessibile, sempre considerando il soggetto in questione.
“Rococo Echomatter” è meno prevedibile di quanto ci si potrebbe aspettare da un progetto Merzbow. Certo, la sua firma rimane riconoscibile (densità, saturazione, fisicità debordante) ma viene continuamente attraversata da elementi che ne incrinano la monoliticità: fiati improvvisi, inserti vocali, momenti di apertura armonica inattesa. In alcuni passaggi, il rumore sembra addirittura ornamentale.
I pezzi più significativi sono il brano d’apertura “dB.XYZ” dove una voce femminile, francese e suadente, viene attraversata da scariche lancinanti. Di seguito, abbiamo “saxxxrum” dove un sax si contorce in un free jazz estremo, duettando con inserti noise apocalittici. Arriviamo a “Echomatter”, dove il suono si dilata e ci regala forse il brano più poetico e armonioso del musicista giapponese.
Per alcuni Merzbow è solo rumore, per altri un genio. Per me, attraverso questa collaborazione con Kikù Hibino, si è dimostrato un artista capace di costruire microuniversi straordinari, cinematici e futuristi.
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