Marche

risarcito dagli eredi dopo 40 anni

OSIMO – Quindici milioni di lire prestati alla suocera nel 1985. Una promessa di restituzione rimasta sospesa per anni. Poi la morte della donna, la causa contro gli eredi, il primo no del tribunale, il passaggio in Cassazione e il ritorno davanti alla Corte d’Appello di Ancona. Quarant’anni dopo quel prestito, la vicenda familiare si chiude almeno in parte con una condanna: due eredi dovranno versare all’uomo 5.176 euro ciascuno, oltre agli interessi legali dalla domanda giudiziale, presentata nell’ottobre 2009.

La vicenda

La storia nasce a Osimo e attraversa quasi mezzo secolo di rapporti familiari, scritture private, bonifici e contestazioni. L’uomo, un ingegnere osimano di 83 anni, sosteneva di aver prestato alla suocera, il 4 maggio 1985, 15 milioni di lire. A sostegno della richiesta aveva prodotto due scritture: la prima relativa al debito contratto dalla donna, la seconda, datata 2 ottobre 1999, con cui la suocera avrebbe confermato l’impegno a restituire la somma, con gli interessi, in contanti oppure al momento della vendita di una casa, detraendo l’importo dal prezzo. Dopo la morte della donna, avvenuta nel 2008, l’uomo aveva chiamato in causa gli eredi chiedendo complessivamente 48.647 euro. Dentro quella cifra non c’era solo il vecchio prestito in lire, ma anche una seconda partita: i versamenti mensili da 400 euro che, secondo l’attore, sarebbero stati effettuati tra il 2002 e il 2008 sempre a titolo di mutuo alla suocera. In primo grado il Tribunale di Ancona aveva rigettato la domanda. Anche la Corte d’Appello, nel 2020, aveva confermato il no. Poi il caso è arrivato in Cassazione, che ha rimesso in discussione il punto decisivo: il valore delle scritture private.

La decisione

Nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello di Ancona ha quindi riconosciuto il debito originario. Per i giudici, le due scritture dimostrano l’esistenza del prestito del 1985 e la successiva volontà della donna di pagarlo. Diverso il discorso sui bonifici mensili da 400 euro. Su quella parte la Corte ha ritenuto non provato il titolo di mutuo. Quei versamenti, secondo la ricostruzione difensiva, potevano essere legati a un vitalizio familiare seguito a una donazione immobiliare. Una cornice troppo complessa, secondo i giudici, per ritenere provato con certezza il credito.




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