Lazio

Caccia all’uomo dopo la strage di Casalotti. Si indaga sul business dei documenti falsi

La sua fotografia è ormai stampata sui terminali di tutte le forze di polizia d’Italia e rimbalza senza sosta sulle chat dei cittadini, eppure di lui non c’è ancora traccia.

Prosegue senza sosta, giorno e notte, la caccia a Shahadat Hossain, il cittadino bengalese di 43 anni gravemente indiziato del brutale triplice omicidio consumato venerdì sera in via Montiglio, nel quartiere Casalotti.

La psicosi e la tensione nella Capitale restano altissime: da quando gli inquirenti hanno diffuso l’identikit del ricercato, i centralini della Questura sono stati inondati da ben 107 segnalazioni tra telefonate al 112, messaggi WhatsApp e SMS.

Gli investigatori della Squadra Mobile stanno vagliando ogni singola soffiata. Il raggio delle ricerche ha ormai superato i confini della provincia di Roma e del Frusinate (dove l’uomo risulta residente): l’allerta è stata estesa a livello nazionale e internazionale, con posti di blocco e pattugliamenti serrati in tutti gli snodi ferroviari, i caselli autostradali, gli aeroporti e i valichi di frontiera per impedirne l’espatrio.

L’ombra del racket dietro la strage a colpi di mannaia

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, punta a fare piena luce sull’eccidio costato la vita a Kamal Uddin (39 anni), alla moglie Arzu (38) e alla loro bambina Alicia, di appena 8 anni, tutti massacrati a colpi di mannaia all’interno del loro appartamento.

Se in un primo momento gli inquirenti avevano ipotizzato il movente passionale, con il passare delle ore il quadro si è fatto molto più complesso e inquietante.

La Squadra Mobile sta scavando a fondo all’interno di alcune frange della comunità bengalese romana, seguendo due piste principali:

Il traffico di documenti falsi: Un possibile regolamento di conti legato alla produzione e alla compravendita di permessi di soggiorno contraffatti.

L’estorsione: Non si esclude che la famiglia sia finita nel mirino di un giro di pizzo o di richieste di denaro estorsive finite nel sangue.

Allo stesso tempo, si analizza il profilo politico di Hossain. Il quarantatreenne risulta infatti essere un membro attivo del Bangladesh Nationalist Party (BNP), con ruoli di rilievo all’interno della sezione italiana e del comitato estero del movimento di opposizione bengalese.

Gli investigatori vogliono capire se i legami politici possano avergli garantito una rete di protezione o di copertura logistica durante la fuga.

Resta aperta, sebbene al momento priva di riscontri oggettivi, anche l’ipotesi di un gesto estremo da parte del ricercato nei canneti lungo il Tevere o nei casolari abbandonati di Selva Candida.

Segnali di speranza dal Gemelli: migliora l’unico superstite

Il bollettino medico: Nel buio di questa tragedia, l’unica notizia positiva arriva dalle corsie del Policlinico Agostino Gemelli. Il figlio diciottenne della coppia, l’unico sopravvissuto alla furia del killer, sta mostrando progressivi e costanti miglioramenti.

Il ragazzo era giunto in condizioni disperate a causa di un gravissimo trauma cranico inflitto con la mannaia. Dopo un delicato intervento di neurochirurgia d’urgenza, i medici mantengono la prognosi riservata ma registrano un quadro clinico in ripresa.

Nelle prossime ore, sul fronte giudiziario, verranno eseguite le autopsie sulle salme delle tre vittime presso l’Istituto di Medicina Legale.

Gli esami autoptici saranno fondamentali per chiarire l’esatta dinamica dell’attacco e stabilire il numero di colpi inferti, mentre a Roma la caccia all’uomo continua senza sosta.

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