Lazio

«Il vero destinatario dell’appello è Gualtieri»

La battaglia per il controllo delle notti romane si sposta dai tavoli della Prefettura alle stanze del Campidoglio.

Non si placa la tensione nei quartieri storici del Municipio II, con i residenti di San Lorenzo e piazza Bologna esasperati da schiamazzi, risse, spaccio e musica a tutto volume fino all’alba.

Ma l’ultimo braccio di ferro non riguarda solo i ragazzi in strada, bensì la strategia istituzionale per arginare il fenomeno.

Al centro delle critiche è finita la terza lettera ufficiale inviata in un mese dalla presidente del Municipio II, Francesca Del Bello, e dall’assessore municipale all’Ambiente, Rino Fabiano, al Prefetto di Roma per invocare un dispiegamento massiccio di pattuglie interforze.

Una mossa burocratica che non convince affatto i comitati territoriali dei cittadini. A guidare la fronda contro l’approccio del Municipio è Giovanni Aliquò, ex questore della Polizia di Stato e oggi presidente del comitato “Italia-Ippocrate”, che accusa la politica locale di sbagliare clamorosamente il bersaglio.

L’attacco dell’ex Questore: «Basta scaricare le colpe sulle divise»

Secondo Aliquò, continuare a chiedere camionette dei Carabinieri o della Polizia significa tamponare l’emergenza senza risolverla alla radice.

Il vero e unico responsabile della movida selvaggia, per l’ex dirigente della Polizia, siede sulla poltrona più alta di Palazzo Senatorio:

«Il vero soggetto chiamato a intervenire per legge è il Sindaco di Roma», dichiara fermamente Aliquò. «La normativa vigente attribuisce al primo cittadino poteri specifici e ordinanze sindacali capaci di disinnescare queste situazioni. Continuare a chiedere solo più controlli alle forze dell’ordine significa rincorrere gli effetti del problema senza minimamente scalfirne le cause scatenanti».

La giungla delle licenze: «Inutile prendersela solo con i giovani»

Il nodo centrale sollevato dal comitato dei residenti non è di ordine pubblico, ma di pianificazione e vigilanza amministrativa.

Sotto accusa c’è la deregulation che negli ultimi anni ha permesso una proliferazione incontrollata di minimarket, vinerie e locali di somministrazione senza alcuna programmazione urbanistica.

Blocco dei permessi: I residenti chiedono una revisione totale delle autorizzazioni commerciali, con lo stop al rilascio di nuove licenze alcoliche nelle zone già sature.

Giro di vite sugli orari: Riduzione drastica degli orari di vendita dell’asporto e della somministrazione nei dehors esterni durante i weekend.

Ruolo dei Caschi Bianchi: Potenziare i controlli amministrativi e fonometrici della Polizia Locale contro l’inquinamento acustico, sanzionando duramente e con chiusure temporanee i gestori dei locali che violano i regolamenti.

«Le licenze sono aumentate a dismisura e interi quartieri sono stati trasformati a tavolino in poli d’attrazione per migliaia di persone», conclude Aliquò. «Alla fine è comodo puntare il dito esclusivamente contro i giovani e la loro maleducazione, quando il corto circuito nasce molto prima, a livello di autorizzazioni comunali».

Con l’estate ormai entrata nel vivo e le piazze ricolme di avventori, lo scontro tra il diritto al riposo e le logiche del profitto commerciale è destinato a infiammare i consigli municipali.

I residenti chiedono una tregua strutturale: la movida non si batte solo con i manganelli, ma sbarrando i rubinetti dell’alcol low cost.

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