Lazio

il sopralluogo che accende l’allarme sulla sicurezza

Un’estate d’inferno che rischia di trasformarsi in tragedia per chi non ha la fortuna di lavorare protetto dall’aria condizionata.

Nonostante l’ordinanza varata dalla Regione Lazio lo scorso 22 maggio vieti tassativamente i lavori all’aperto nei giorni di massimo calore nella fascia oraria più critica – dalle 12:30 alle 16:00 – a Roma i cantieri e le consegne a domicilio proseguono come se nulla fosse.

È la pesante denuncia presentata da Cgil Roma e Lazio e Greenpeace Italia, che hanno condotto un monitoraggio congiunto sul campo per verificare la sicurezza dei lavoratori della Capitale durante l’ultima e devastante ondata di calore africano.

I risultati dei controlli sono allarmanti. Il numero verde del sindacato è stato letteralmente preso d’assalto da decine di lavoratori edili, stradali e del comparto logistico che segnalavano l’obbligo di prestare servizio sotto il sole a picco, senza sconti e senza tutele, nonostante le temperature dell’aria sfiorassero picchi record.

Gli scatti della termocamera: le temperature shock dei rider

Il cuore del dossier di Cgil e Greenpeace è supportato dalle immagini catturate da una termocamera a infrarossi, utilizzata per misurare il calore effettivo assorbito dai corpi e dalle attrezzature dei rider che sfrecciano sull’asfalto romano.

Se il termometro meteorologico segna poco più di 30 gradi all’ombra, l’irraggiamento solare diretto sulle superfici metalliche e plastiche crea scenari da fonderia:

Zaini termici oltre i 60°C: I contenitori usati per il trasporto del cibo raggiungono temperature che compromettono la salute della schiena dei lavoratori e l’igiene degli alimenti.

Sellini delle biciclette a 78°C: Una temperatura al limite dell’ustione cutanea su cui i fattorini sono costretti a sedersi per ore.

«La situazione dei rider dimostra quanto sia urgente rafforzare non solo i controlli, ma anche le tutele contrattuali ed economiche», attacca il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola. «Senza ammortizzatori sociali o sostegni al reddito, i lavoratori più precari continueranno ad esporsi a rischi mortali pur di non perdere la giornata di paga. È paradossale che a oltre un mese dall’ordinanza nessuno controlli». Secondo le stime sindacali, a Roma e provincia sono 425 mila le persone impiegate in settori ad altissimo rischio stress termico.

Allarme per custodi e vigilanti nei siti archeologici

L’emergenza non risparmia il comparto del turismo e della cultura. La Funzione Pubblica della Cgil ha inviato una diffida urgente ai musei e ai parchi archeologici della Capitale – dal Colosseo a Ostia Antica – per salvaguardare la salute di custodi, addetti alla biglietteria e guardie giurate costrette a turni massacranti all’aperto.

Il sindacato ha presentato un pacchetto di richieste strutturali da adottare immediatamente:

Kit di sopravvivenza: Distribuzione obbligatoria di acqua fresca, cappelli ventilati e creme solari protettive.

Logistica anti-afa: Installazione di ventilatori nebulizzatori d’acqua nelle postazioni fisse e turnazioni rapide (massimo un’ora) con pause obbligatorie in stanze climatizzate, abolendo i turni di guardia in solitaria.

L’appello: «Copiamo il modello francese del Louvre»

Per uscire da una gestione emergenziale, la Cgil chiede a Roma di importare i protocolli già collaudati in Europa, citando espressamente il “modello francese”.

Durante i picchi di calore che hanno investito la Francia, i grandi musei internazionali, a partire dal Louvre di Parigi, hanno rimodulato radicalmente gli orari di apertura, blindando l’accesso alle aree esterne più esposte nelle ore centrali della giornata e invitando i turisti a scaglionarsi all’alba o al tramonto per proteggere dipendenti e visitatori.

Una rivoluzione degli orari che, secondo i sindacati, non è più rinviabile in una Roma che sperimenta ormai un clima tropicale.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »