Marche

chiesto il processo per l’omicida

FABRIANO – Il 10 settembre alle 9,30 si apre davanti al gup di Perugia l’udienza preliminare per l’omicidio di Hekuran Cumani. Sul banco degli imputati c’è Yassin Hassen Amri, 21 anni, perugino di origini tunisine, oggi detenuto nel carcere di Siena.

La vittima, 23enne d’origine albanese che viveva a Fabriano, morì nella notte tra il 17 e il 18 ottobre scorso nel parcheggio del “100dieci Cafè”, pieno cuore del quartiere universitario di Perugia. A chiedere il processo è stata la pm Gemma Miliani, che due mesi fa ha chiuso le indagini e nei giorni scorsi ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il 21enne tunisino, accusato di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e dai futili motivi.

Le contestazioni

Gli vengono contestate anche le lesioni aggravate, in concorso con un buttafuori, per aver accoltellato alle gambe il fratello di Hekuran, Samuele.

Secondo l’accusa, tutto nacque da una lite per futili motivi, una battuta legata al calcio, degenerata in pochi secondi fuori dal locale. Amri sarebbe uscito con due coltelli e si sarebbe avventato su Cumani, raggiungendolo con un colpo di coltello a serramanico all’emitorace destro. Hekuran morì poco dopo, nonostante i soccorsi, tra le braccia del fratello Samuele e di fronte agli amici. Il coltello, gettato nel Tevere, è stato poi recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco.

Nello stesso punto del fiume è stato ripescato anche il cellulare dell’indagato: nella sua memoria, gli investigatori hanno trovato un video inquietante che aggrava la posizione del giovane. Amri, coltello in mano, lanciava minacce contro napoletani, siciliani e marocchini. Un archivio che, per la Procura, disegna un profilo violento e radicalizzato nell’odio territoriale. Nel telefono, anche 8 sticker pedopornografici, che dalle indagini risultano essere stati ricevuti da minorenne, per questo quel filone passerà alla Procura dei minori di Perugia.

L’avvocato difensore dell’indagato, Vincenzo Bochicchio, ha affidato l’incarico della consulenza tecnica di parte alla nota criminologa Roberta Bruzzone. Ha già depositato una sua perizia, insieme alla richiesta di incidente probatorio in vista dell’udienza preliminare, in cui la criminologa esclude che l’arma ripescata nel Tevere sia quella usata per l’omicidio e, al contempo, fornisce piste alternative rispetto alla dinamica del delitto che escluderebbero la responsabilità di Amri.

Nel corso dell’udienza, i genitori e i fratelli di Hekuran presenteranno la costituzione di parte civile. Resta indagato anche il 19enne Mohamed Abid, detto Simo, per porto abusivo di oggetti atti a offendere e minacce: è stato scarcerato nei mesi scorsi. Insieme ad Abid, è indagata anche la fidanzata per le stesse accuse.




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