«Mia nonna mi vuole ammazzare». Ma era il nipote che la maltrattava. Il 38enne pesarese, ora in carcere, patteggia 2 anni e 10 mesi

PESARO L’abisso della dipendenza e le richieste pressanti ai familiari di soldi. Tanto da arrivare a calunniare la nonna: «Mi vuole ammazzare». Ieri la sentenza di patteggiamento per 2 anni e 10 mesi davanti al Gup del tribunale di Pesaro per un 38enne accusato di maltrattamenti in famiglia, rapina, estorsione, lesioni e calunnia. Tutto ruota attorno alla dipendenza da alcol e, in misura minore, di droga. La spirale del consumo e la necessità di trovare i soldi per garantirsi i quantitativi, hanno spinto l’uomo a chiedere incessantemente i soldi ai familiari.
La dipendenza
Richieste pressanti, continuative condite da minacce e insulti. «Ti sgozzo» avrebbe detto tra le altre cose. Una situazione che andava avanti da tempo, tanto che i familiari erano costretti a subire maltrattamenti continuati e a dargli denaro per evitare che certi litigi potessero degenerare. Non solo. Dovevano assistere anche a lancio di oggetti, suppellettili che volavano nella stanza, urla. E’ in questo frangente che sotto minaccia di violenza, viene contestata anche l’estorsione. Ovvero la richiesta di 100 euro altrimenti ci sarebbero state brutte conseguenze, con il figlio che addirittura voleva denunciare i familiari. Ma c’era anche di più, perché al 38enne viene contestata anche la rapina per aver strappato con violenza il cellulare alla madre che voleva chiedere aiuto. T«anto da farla finire al pronto soccorso con qualche giorno di prognosi dopo averle bloccato i polsi e aver avuto una colluttazione. Altro capo di imputazione è quello relativo alla calunnia perché dopo l’ennesimo litigio, l’uomo aveva chiamato i carabinieri dicendo che la nonna voleva ammazzarlo. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha spinto i familiari a sporgere denuncia.
La denuncia
Un atto di coraggio anche per poter far uscire il figlio dal mondo delle dipendenze e fargli riprendere un percorso di vita nei giusti binari. Così a febbraio era scattata la misura cautelare del carcere, in quanto il 38enne viveva coi familiari e il divieto di avvicinamento non sarebbe bastato. La misura era stata convalidata e tuttora il l’uomo si trova nel penitenziario di Villa Fastiggi dove ovviamente non può ottenere alco[l e droga, uscendo piano piano dal baratro della dipendenza.




