Appendino e l’ultimo treno la riscoperta dei No Tav e i timori per la candidatura
La battaglia contro la Tav usata come una clava politica per affossare il campo largo e rivendicare un posto di rilievo ai vertici del Movimento guidato da Giuseppe Conte. Così Fabio Versaci – presidente della Sala Rossa ai tempi dell’amministrazione Cinque Stelle a Torino – descrive l’ultima uscita dell’ex sindaca Chiara Appendino contro la Torino-Lione. E non è il solo ad essere rimasto basito nel vedere la “sacra battaglia no Tav” dei pentastallati finire catapultata senza colpo ferire nel dibattito sulle alleanze del campo largo.


«Non conta più nulla nel Movimento e cerca un modo per tornare al centro della scena», l’affondo rivolto ad Appendino da Versaci che, ormai da cinque anni, ha lasciato il Movimento e si concede una certa disinvoltura nel definire le iniziative della sua ex compagna di partito, a cui pure era molto legato. «Negli anni – prosegue – è stata grillina, dimaiana e contiana. Questi sono i motivi per il quale le persone disertano le urne», arringa sui social. E se è vero che la figura di Appendino riscuote da anni alterne simpatie all’interno del suo stesso partito, è sulla battaglia contro la Tav che è tornata a galla tutta l’acrimonia della base della prima ora. O almeno, di quello che ne resta.


«Il problema è usare lotte sacrosante per puro opportunismo politico», commenta l’ex consigliera comunale Daniela Albano. «L’anno scorso sono stata al Festival Alta Felicità e ho incontrato più gente di Sinistra Ecologista che del Movimento», dice e la critica riguarda proprio il progressivo assottigliarsi (quantomeno rispetto ai tempi d’oro) dei pentastellanti alle manifestazioni in Valsusa. «Anche agli eventi di partito non si vede nessuno. Per non parlare delle assemblee», aggiunge Albano e per un attimo sembra di rivedere quella fronda tutta interna alla maggioranza dell’allora sindaca Appendino, che ha portato avanti le battaglie più identitarie del Movimento delle origini. Compresa l’opposizione alla Tav.
«Ricordo perfettamente quando Appendino disse che la partita della Tav era chiusa. Lei era sindaca e il Movimento era al governo. Come può riaprirsi ora?», domanda l’ex consigliera regionale dei Cinque Stelle Francesca Frediani, anche lei molto critica rispetto alla possibilità di rimettere la Tav al centro della discussione sul campo largo.
Resta poi il fatto che le nuove regole dello Statuto dei Cinque Stelle lasciano ampi margini di incertezza sulle future candidature. Semplificando al massimo: non si possono fare più di tre mandati e mai più di due nello stesso ente, a meno che non ci sia una deroga specifica da parte del comitato nazionale.
In questo senso, se Appendino non avrà una deroga da parte di Conte non potrà ricandidarsi in Parlamento. «Ha fatto cinque anni di opposizione in consiglio comunale, altrettanti da sindaca e poi è andata a Roma», fa di conto Frediani e aggiunge: «Alla faccia del Mandato Zero». Anche i Cinque Stelle in consiglio comunale, Andrea Russi e Valentina Sganga, avrebbero teoricamente terminato il prossimo anno la carriera a Palazzo Civico. Per loro resta la possibilità della deroga o quella di candidarsi come sindaco nel 2027. In alternativa, possono tentare la corsa per la Regione nel 2029 (o prima) o quella verso il Parlamento. Allo stesso modo, la capogruppo in Regione Sarah Disabato, alle spalle due mandati a Palazzo Lascaris e uno in Comune, avrà bisogno di una deroga nazionale per andare avanti in Regione. «Se si ricandideranno tutti, il Movimento è morto», si toglie l’ultimo sassolino dalla scarpa Frediani.
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