Castello, sul caso scuole Regione convoca tavolo d’urgenza: «Sospendere il piano»

L’assessore regionale all’Istruzione, Fabio Barcaioli, ha convocato d’urgenza per martedì il Tavolo 112 con tutti i rappresentanti del mondo della scuola. La decisione della Regione arriva per fare chiarezza sul piano di dimensionamento scolastico di Città di Castello, dopo la scelta del ministero dell’Istruzione e del merito e dell’Ufficio scolastico regionale di non dare esecuzione alla sentenza del Tar che ne ha decretato l’annullamento. Uno stallo amministrativo che, a poche settimane dal rientro in aula, rischia di compromettere l’avvio del nuovo anno scolastico, gettando famiglie, studenti e lavoratori nell’incertezza.
La proposta L’assessore ha ribadito che «le scuole hanno bisogno di certezze, non di continui cambi di rotta» e ha anticipato la proposta di mediazione che presenterà domani al Tavolo 112 a tutti i sindacati, ai dirigenti e ai rappresentanti del comparto: «Sarebbe ragionevole sospendere l’applicazione del piano oggetto del contenzioso, confermare per il prossimo anno scolastico le 131 dirigenze oggi esistenti e rinviare ogni eventuale intervento all’esito definitivo della vicenda». Una soluzione transitoria che, secondo la Regione, rappresenterebbe l’unica scelta di buon senso per garantire un rientro in aula sereno e regolare a settembre.
Il Governo Nel mirino di Barcaioli finisce anche il Governo Meloni, per il quale «se il diritto internazionale sembra valere fino a un certo punto, oggi scopriamo che anche quello italiano rischia di fare la stessa fine. Le sentenze si invocano quando fanno comodo e si aggirano quando ostacolano una decisione politica. È un modo di esercitare il potere che respingiamo con forza. Colpisce ancora di più – scrive – che tutto questo riguardi un dimensionamento costruito su una scuola che il Ministero ha demolito senza averla ricostruita».
Il caso A scatenare la protesta delle ultime ore è il fatto che la sentenza del 29 maggio, con la quale il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso del Comuneannullando il piano che prevedeva la soppressione di due direzioni didattiche e di una scuola media, la Alighieri Pascol, non è stata applicata. I giudici hanno stabilito che il commissario straordinario nominato dal governo – Ernesto Pellecchia, che ora ricopre anche il ruolo di direttore dell’Usr Umbria – è andato oltre il proprio mandato. La Regione aveva infatti già approvato un piano generale che prevedeva la salvaguardia delle scuole di Città di Castello, concentrando i tagli e gli accorpamenti sul territorio di Terni. Il commissario straordinario, invece di limitarsi a rendere operativo l’atto regionale, ha riscritto le regole, risparmiando Terni e imponendo la riorganizzazione a Città di Castello senza però, come sottolineato dal Tar, un’adeguata valutazione delle specificità del territorio.
Diffida Nonostante la sentenza del tribunale abbia dichiarato illegittimo questo provvedimento, l’Ufficio scolastico regionale ha continuato a procedere con le operazioni per il nuovo anno scolastico basandosi sul vecchio piano annullato, ignorando di fatto la decisione della magistratura.
Nelle scorse ore il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, ha dato mandato ai legali del Comune di diffidare formalmente il Ministero e l’Usr a dare immediata attuazione alla sentenza del Tar.
Le famiglie Al fianco del sindaco si sono schierate le famiglie degli alunni, preoccupate per i disagi logistici e organizzativi ormai imminenti. Attraverso una nota diffusa dall’architetto Lucia Fiorucci, i genitori si dicono «profondamente delusi dall’incertezza che continua a gravare sul futuro della scuola a Città di Castello» e denunciano una pesante «inerzia amministrativa, come se la sentenza del Tar e la precedente sospensiva non fossero mai state emanate». Per evitare il caos nella gestione degli spazi e delle aule, le famiglie hanno chiesto «un incontro pubblico da convocare con la massima urgenza tra Ufficio scolastico, amministrazione comunale, dirigenza scolastica e famiglie».
Le parlamentari A muoversi sono anche i parlamentari di opposizione. Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, lunedì ha definito la vicenda «uno scandalo senza precedenti», evidenziando il conflitto di interessi del direttore dell’Usr, che non sta applicando la sentenza contraria al piano da lui stesso firmato come commissario. «L’Usr – scrive Piccolotti – continua ad agire come se quella sentenza non esistesse, organizzando il prossimo anno scolastico sulla base di un atto dichiarato illegittimo dai giudici amministrativi». Piccolotti chiede poi le dimissioni immediate del direttore e aggiunge: «Valditara la smetta di fare lo struzzo e si assuma le sue responsabilità: la sentenza va applicata subito, lo Stato di diritto non è una zavorra ma quello che ci permette la convivenza tra istituzioni». La vicepresidente della Camera, Anna Ascani (Pd), accusa il Ministero di danneggiare la comunità scolastica locale per fini politici: «Altro che studenti e studentesse al centro, al ministro Valditara interessano soltanto gli strapuntini ideologici. Anche se compromettono il diritto allo studio di ragazze e ragazzi».
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