Politica

Ghetti braccianti, fondi Pnrr persi: da Borgo Mezzanone a Torretta Antonacci

Nel ghetto abusivo di Borgo Mezzanone, nel Foggiano, soprattutto in questi giorni di grande caldo occorre riempire frequentemente le cisterne. E anche ripulirle, per far sì che l’acqua resti potabile. Ma non sempre avviene con regolarità, hanno segnalato alcuni lavoratori ai sindacati. Servono decine di migliaia di litri per garantire il fabbisogno minimo dei braccianti stranieri “ospiti” della baraccopoli. Al momento sono poco meno di 3mila, ma tra un mese raggiungeranno il picco e saranno in 5mila ad accalcarsi negli alloggi di fortuna. “Abbiamo case fatte con legno, coperture di plastica, lamiere, all’interno di queste baracche la temperatura è molto alta, c’è anche il rischio di incendio”, spiega Antonio Ligorio, segretario della Flai Cgil in Puglia.

L’emergenza afa scatena i suoi effetti soprattutto nel territorio agricolo del Nord della Puglia, che in questa stagione tocca il massimo di presenze mentre in Calabria il periodo di maggiore affluenza arriva in autunno. Quello che avviene a Manfredonia, nell’accampamento più grande d’Italia, è un grande cortocircuito logico prima che istituzionale. A gestire i rifornimenti di acqua è la Prefettura, ma il costo effettivo lo sostiene la Regione Puglia, che spesso sopperisce alle mancanze del governo nazionale, pur non potendo risolvere tutto per via delle risorse limitate.

Una situazione che grida vendetta poiché il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) aveva destinato al solo Comune di Manfredonia quasi 54 milioni di euro proprio per superare il villaggio abusivo. Ma questi soldi saranno persi. In totale, per sostituire i ghetti informali di lavoratori agricoli, il Piano stanziava 200 milioni di euro divisi tra 37 Comuni sparsi tra Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto. Questa la ripartizione approvata a maggio nel 2022: i progetti che vedranno realmente la luce saranno in soli undici Comuni, con una cifra che si è ridotta a poco meno di 25 milioni.

A Manfredonia era stata riservata la quota più alta, oltre un quarto dell’intera dote, proprio perché si stima il numero più alto di presenze: 4mila secondo il documento del ministero del Lavoro. A un certo punto si era ipotizzato di investirli per installare prefabbricati, ma non se n’è fatto nulla. Al secondo posto c’era sempre un Comune della Puglia, San Severo, con il ghetto di Torretta Antonacci, in cui si stimano 2 mila presenze. Proprio qui, dopo l’alluvione di aprile, si è impiccato un ragazzo di 29 anni: Alagie Singathe, venuto dal Gambia. Il Pnrr destinava al centro vicino Foggia quasi 28 milioni di euro. Anche questi saranno persi, così come i quasi nove milioni che erano riservati a Cerignola, per superare il Borgo Tre Titoli, che ha oltre 500 abitanti.

A voler indagare i motivi, almeno ufficiali, del mancato utilizzo delle risorse, ci si trova di fronte a una beffa burocratica. La rimodulazione del budget, dice la settima relazione al Parlamento sull’attuazione del Pnrr, “ha tenuto conto della complessità progettuale di alcune iniziative, per le quali non risultava compatibile una realizzazione entro le scadenze stabilite”. “Il nuovo assetto dell’investimento – prosegue – prevede il completamento degli interventi nei Comuni che hanno dimostrato capacità di rispettare i tempi del Pnrr”. Più una situazione era grave, data anche la grandezza del ghetto, più tempo richiedeva l’intervento e questo spesso rendeva il progetto incongruo rispetto alle scadenze del Piano. Tra gli esclusi ci sono anche buona parte degli accampamenti calabresi, a partire da San Ferdinando che si popola soprattutto a ottobre per la raccolta degli agrumi.

Le condizioni inumane vissute da queste persone stanno provocando la crescita di patologie psichiatriche, spiega Matteo Bellegoni, capodipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil. “Si tratta di stress post-traumatico – racconta – come se fossero stati in guerra. E non solo per le traversate del deserto e la detenzione nei campi in Tunisia e Libia, ma proprio per la delusione e lo choc emotivo che subiscono quando arrivano in Italia, pensando di avercela fatta, e poi si trovano in quelle condizioni”.

Per capire quanto la manodopera immigrata sia fondamentale per reggere il nostro settore agricolo, basta osservare i numeri: secondo i dati Inps, mentre nel 2025 gli operai agricoli italiani sono diminuiti fino a 504mila, quelli extracomunitari sono saliti a quasi 317mila. Considerando anche i lavoratori comunitari, quelli che provengono da Paesi fuori dall’Unione Europea sono circa un terzo del totale. Questi però sono solo i numeri regolari che non considerano quindi quelli in nero che, già solo nell’esempio di Borgo Mezzanone, sono la maggior parte. Senza permesso di soggiorno, sottoposti al ricatto, costretti a vivere in alloggi che resteranno fatiscenti anche ora che è passato il treno del Pnrr.


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