l’Ue invece vota nuove sanzioni
Nel pieno della crisi umanitaria ed energetica, e delle proteste nelle notti senza elettricità per l’impossibilità di dormire per il caldo, a Cuba prosegue il percorso di riforme economiche e sociali. Negli ultimi anni i cambiamenti sono stati numerosi, ma le misure più recenti si distinguono sia per l’apertura agli investimenti stranieri in settori strategici – energia, agricoltura, edilizia, turismo e commercio estero -, sia per la profondità delle liberalizzazioni in ambiti sociali.
Tra le novità più significative figurano l’abolizione della scala salariale nazionale, che conteneva le differenze retributive tra i lavoratori, e il superamento della tessera annonaria, che garantiva a ogni residente l’accesso a un paniere di beni essenziali e sarà ora riservata alle categorie più vulnerabili, come pensionati e malati cronici.
In tre giorni, il pacchetto di 176 riforme è stato prima approvato dal Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e poi dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, non senza resistenze. Per difenderlo, il presidente di Cuba Díaz-Canel ha affermato che questi cambiamenti sono necessari per proseguire la costruzione del socialismo in un paese che subisce l’embargo “più lungo, criminale, perverso e ingiusto della storia”, e che rappresentano in larga misura l’attuazione di misure maturate nel dibattito pubblico e già delineate nel processo di aggiornamento del modello economico avviato dal Congresso del PCC nel 2011.
Come sa chi segue da vicino le vicende cubane, il dibattito sulle riforme è acceso da anni. L’andamento discontinuo delle trasformazioni economiche dagli anni Novanta riflette non solo le difficoltà e le opportunità attraversate dal Paese, ma anche la necessità di costruire consenso all’interno del partito e della società. Non sono mancati casi in cui proposte di mercato più radicali, compresa la graduale eliminazione della tessera annonaria prevista dal PCC nel 2011, abbiano incontrato forti resistenze emerse durante le consultazioni popolari promosse dallo stesso partito.
La centralità della costruzione del consenso nei processi decisionali cubani è stata riconosciuta indirettamente anche dal segretario di Stato statunitense Marco Rubio, tra i principali promotori dell’attuale inasprimento dell’embargo. Durante l’audizione della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti del 3 giugno, rispondendo a una domanda della deputata repubblicana anticastrista María Elvira Salazar sul futuro di Cuba, Rubio ha osservato che gli Stati Uniti non individuano oggi interlocutori in grado di guidare una transizione economica e politica sull’isola.
Anche se alcuni settori dell’apparato condividono la necessità di cambiamenti di sistema, ha aggiunto, non dispongono del potere necessario per realizzarli, poiché “gran parte di ciò richiede la costruzione di un consenso interno”. Un’affermazione che richiama, seppur implicitamente, il peso che la ricerca del consenso continua ad avere nel sistema politico cubano.
Le nuove aperture di mercato difficilmente si tradurranno in opportunità di investimento se gli Stati Uniti non allenteranno l’embargo o se i paesi terzi, in primis quelli europei e il Canada, non adotteranno strumenti efficaci per proteggere le proprie imprese dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane. Eppure, non senza una certa ironia, lo stesso giorno in cui l’Assemblea Nazionale cubana approvava il pacchetto di riforme, il Parlamento europeo – con una maggioranza composta da Ppe e le destre – adottava una risoluzione che chiede nuove sanzioni contro i vertici politici dell’isola e minaccia la sospensione degli accordi di cooperazione.
Il testo colpisce perché attribuisce l’attuale crisi umanitaria di Cuba al governo e al sistema cubano, senza menzionare l’impatto dell’inasprito embargo statunitense e del recente blocco alle forniture energetiche. La risoluzione europea finisce così per ricalcare i messaggi più smaccatamente propagandistici del neocon Marco Rubio, ignorando sia le ripetute condanne dell’embargo da parte dell’Onu sia gli appelli dell’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, Volker Türk, che ha chiesto la revoca delle sanzioni per il loro impatto sulla popolazione.
A costruire spazi di dialogo e cooperazione per non lasciare sola la popolazione cubana sono rimaste associazioni e organizzazioni sindacali. È in questo spirito che stanno raccogliendo adesioni alla Carovana istituzionale di solidarietà con Cuba, che partirà il 21 settembre 2026.
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