Caracciolo a La7: “500 aerei Usa dalle basi italiane? Che dentro ci siano panini o bombe, è un’azione di guerra. Meloni riferisca in Parlamento”
“Se Giorgia Meloni non deve riferire in questo caso, mi domando quando”. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore di Limes Lucio Caracciolo parte dal punto politico più scoperto: dopo le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte sui voli americani partiti dalle basi in Italia per l’operazione contro l’Iran, il governo deve chiarire in Parlamento.
Per Caracciolo, però, la frase di Rutte va letta anzitutto in chiave atlantica: “Chi è questo signor Rutte? È il segretario generale della Nato, già primo ministro olandese, che deve dimostrare a se stesso magari, ma poi soprattutto a Trump, che la Nato serve a qualcosa. Escludo che voglia mettere in ulteriore difficoltà Meloni dopo gli attriti con Trump – continua – Lui è più che altro preoccupato di farsi voler bene da papà. Il termine papà è quello che lui usa riferendosi a Trump pubblicamente in modo da ricordargli la sua devota filiazione”.
Il direttore di Limes aggiunge che il capo dell’Alleanza Atlantica ha voluto cogliere l’opportunità offerta dalla televisione più vicina al presidente americano per accreditare l’utilità della Nato agli occhi di Washington: “Ha avuto buona occasione di spiegare che la Nato è servita, parlando alla televisione privata di Trump, perché Fox News questo è”.
Al centro, però, non c’è soltanto la Nato, ci sono soprattutto le basi americane in Italia, snodo decisivo per le operazioni statunitensi nel Mediterraneo e in Medio Oriente. “Qui si entra poi in un terreno minato – avverte il giornalista – perché una parte degli accordi che regolano l’uso di queste basi sono segreti, più per volontà italiana in realtà che per volontà americana. Ma il fatto è che quando un paese come l’America entra in guerra in Medio Oriente, ha bisogno come il pane di quelle basi, e naturalmente la storia insegna che normalmente l’Italia non impedisce, salvo note eccezioni, agli americani di servire”.
Lilli Gruber richiama allora una di quelle eccezioni: Sigonella, il braccio di ferro del 1985 tra Bettino Craxi e gli Stati Uniti. Caracciolo conferma e aggiunge che “in questi giorni Trump ha rimproverato la Meloni, perché avrebbe vietato uno o due di questi atterraggi”. Ma per il direttore di Limes il dato di fondo non cambia: “L’America deve fare una guerra in Medio Oriente, gli servono le sue basi, perché di fatto sono americane dal punto di vista operativo, che sono in Italia e le usa”.
Caracciolo spiega anche che, se le basi sono formalmente in territorio italiano, ma operativamente funzionano come strumenti della proiezione americana, allora la linea difensiva del governo (autorizzazioni solo tecniche, nessuna partecipazione bellica) richiede un chiarimento pubblico, tanto più quando il segretario generale della Nato attribuisce all’Italia un ruolo che Roma respinge o ridimensiona.
Il direttore di Limes non entra nella contabilità dei singoli voli, ma mette in discussione la possibilità stessa di separare nettamente la logistica dalla guerra quando si parla di basi usate per un’operazione militare. “Se dentro ci sono dei panini o delle bombe – chiosa ironicamente – questo non credo che sia facile da stabilire, ma certamente partecipano a un’azione di guerra“.
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