Lazio

Tavolini selvaggi, è scontro a Roma: “Piattaforma in tilt, centinaia di locali a rischio irregolarità”. Lucarelli replica: “Falso, c’era la Pec”

La tregua olimpica sui dehors è ufficialmente finita e nel cuore di Roma riesplode la guerra dei tavolini all’aperto. Archiviata definitivamente la stagione delle ampie deroghe concesse durante l’emergenza Covid per far respirare le attività economiche, il ritorno alle regole rigide sta provocando una profonda spaccatura tra i ristoratori e il Campidoglio.

Al centro della contesa c’è il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico (Osp), che secondo i commercianti avrebbe scaraventato centinaia di locali storici in un limbo di totale irregolarità amministrativa a causa dei frequenti crash dei sistemi informatici del Comune.

La tensione è salita di livello dopo che la Fiepet-Confesercenti Roma e Lazio ha inviato una dura lettera-ultimatum indirizzata direttamente al sindaco Roberto Gualtieri, chiedendo un tavolo di crisi urgente per sanare una situazione definita “esplosiva”.

Il blocco del portale web e il fantasma delle sanzioni

Il nodo del contendere ruota attorno alla scadenza dello scorso 31 marzo 2026, il termine ultimo (già prorogato dall’amministrazione) entro il quale i titolari di bar e ristoranti avrebbero dovuto ripresentare le domande di concessione adeguandosi ai nuovi parametri urbanistici.

Il nuovo piano del Comune, infatti, impone vincoli strettissimi e differenziati: maglie strettissime nel perimetro del sito Unesco del Centro Storico e all’interno delle Mura Aureliane, con limitazioni proporzionali ai metri quadri interni dei locali.

Secondo la denuncia delle associazioni di categoria, moltissimi esercenti si sarebbero mossi per tempo, pagando i bollettini e caricando i documenti, ma sarebbero rimasti ostaggio dei malfunzionamenti della piattaforma informatica del Suap (lo Sportello unico per le attività produttive).

Il risultato? Pratiche congelate, nessuna autorizzazione formale in mano e il rischio concreto di vedersi apporre i sigilli a pedane e ombrelloni alla prima ispezione della Polizia Locale.

Immagine di repertorio

L’assessora Lucarelli respinge le accuse: «Basta scuse, l’alternativa c’era»

La replica del Comune non si è fatta attendere. L’assessora alle Attività Produttive, Monica Lucarelli, ha rispedito al mittente le accuse di aver provocato un caos generalizzato, difendendo a spada tratta il lavoro degli uffici capitolini e il percorso di ripristino del decoro urbano.

«I problemi tecnici sulla piattaforma ci sono stati, ma si è trattato di episodi circoscritti nel tempo che non hanno affatto impedito la presentazione delle domande in modo massivo – ha precisato l’assessora –. Inoltre, l’amministrazione ha garantito fin da subito vie di trasmissione alternative per tutelare gli operatori, a partire dall’invio della documentazione tramite Posta Elettronica Certificata (Pec), uno strumento utilizzato regolarmente da tantissimi imprenditori che oggi sono perfettamente in regola».

La distanza tra le parti resta siderale. Da un lato i ristoratori chiedono una sanatoria o un provvedimento ponte per sbloccare le licenze “fantasma” ed evitare multe salatissime all’inizio della stagione turistica; dall’altro il Campidoglio tira dritto per riprendere il controllo dei marciapiedi e delle piazze d’arte della città. La sensazione, tra i tavoli di Trastevere e del Tridente, è che la battaglia sia solo all’inizio.

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