Addio Maria Bria: morta a 101 anni la “falsa sorella” torinese che salvò in segreto il Trio Lescano

Era la “falsa sorella”, rigorosamente e per certi versi amaramente invisibile, che salvò il celeberrimo Trio Lescano dallo scioglimento quando nel dopoguerra una delle tre sorelle, Caterinetta, lo lasciò: Maria Bria è morta nei giorni scorsi a Torino a 101 anni. Con la sua scomparsa scompare l’ultimo legame vivente con il leggendario Trio Lescano, il gruppo vocale che ha ridefinito la musica leggera e lo swing in Italia. Maria Bria ha incarnato per decenni un affascinante paradosso della nostra canzone: è stata una diva di prima grandezza, ma rigorosamente in incognito, definita la “voce senza volto” o la “quarta Lescano”.
La sua incredibile avventura artistica ebbe inizio nel 1946. Caterina Lescano, una delle tre sorelle fondatrici del trio di origine italo-olandese con ascendenze ebraiche, decise di abbandonare definitivamente la formazione celebre per “Tulipan”, “Maramao” e tanti altri brani ricordati ancora oggi. Per non interrompere una macchina da successi collaudata, le altre due sorelle, Alessandra e Giuditta, d’accordo con il maestro torinese Piero Pavesio, ingaggiarono in segreto la giovane torinese Maria Bria, allora appena ventunenne. Dotata di una straordinaria somiglianza fisica e di una perfetta compatibilità vocale da soprano leggero, Maria fu gettata nella mischia direttamente come “Caterinetta”.
Per sei anni, fino al 1952, Maria si esibì nei teatri italiani e internazionali indossando gli abiti di scena della cantante sostituita. Il grande pubblico, che ascoltava il Trio soprattutto via radio, non si accorse mai dello scambio: a Maria Bria non fu mai concesso di inserire il proprio nome sui cartelloni né di rilasciare interviste. Ha vissuto quegli anni d’oro quasi come una Cenerentola della musica, mossa da una viscerale passione per il canto e priva di pretese economiche o di fama immediata.
Nel 1952, con lo scioglimento definitivo del Trio Lescano, Maria scelse di abbandonare i riflettori e di condurre una vita comune, lavorando per decenni come impiegata del Comune di Torino. La sua reale identità e lo straordinario segreto della sua carriera restano custoditi nel silenzio finché nel 2000 Paolo Limiti non la invita in televisione. Lei porta foto, ricordi, documenti. E l’Italia scopre il suo viso e la sua verità. La figlia Alba ha raccontato tutto nel libro “I miei Tu-li-pan” : “A casa nostra si cantava sempre – ha raccontato Alba – Quei motivi li ho sentiti in tre lingue. E mamma non ha mai smesso, nemmeno dopo. Anche se il palco non era più il suo posto”
Festeggiata dalle istituzioni locali per il suo centesimo compleanno nel 2025, Maria Bria si è spenta serenamente in una casa di riposo torinese, lasciando in eredità la memoria storica dell’epoca dorata della radiodiffusione e il ricordo di una voce invisibile che ha fatto sognare intere generazioni.
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