Widowspeak – Roses | Indie For Bunnies
In questi ultimi anni la vita di Molly Hamilton e Robert Earl Thomas, coppia anche nella vita e non solo nei Widowspeak, è cambiata in maniera molto gradevole con l’arrivo di un bimbo: i due, durante le loro pause dal tour e dalle registrazioni, svolgono anche altri lavori, Robert è un falegname, Molly una cameriera.

“Roses”, il loro settimo LP, che arriva dopo oltre cinque anni da “The Jacket“, non è costellato da ouverture drammatiche, ma ha come sfondo le minuzie e la ripetizione delle azioni quotidiane. Piccole osservazioni prima, durante e dopo il lavoro: il rituale di versare l’acqua ai clienti, prendersi un raffreddore nel giorno libero. Sognare ad occhi aperti di vincere alla lotteria, o magari rendersi conto di aver già vinto.
I due statunitensi hanno registrato l’album lo scorso gennaio all’Old Carpet Factory sull’isola greca di Hydra: uno studio in una vecchia casa nascosta tra le ripide colline del villaggio. Lì d’inverno è tranquillo, quando i turisti sono tornati tutti a casa. I membri di lunga data della loro live band, Willy Muse, John Andrews e Noah Bond, hanno collaborato con loro alla realizzazione di “Roses”.
“The Hook” apre i giochi e ci ricorda come mai amiamo questa band di Brooklyn praticamente dall’inizio della sua storia: toni delicati, arpeggi morbidi, un’apertura dreamy e un senso tra il romantico e il poetico che pervade tutto quel loro senso pop così piacevole e sincero.
In “Soft Cover”, uno dei singoli che ha anticipato questa release, se da una parte la voce di Molly rimane dolce e dreamy, dall’altro invece sono apprezzabili gli assoli con la sua sei corde da parte di Robert, che aggiunge un tocco indie-rock.
“If You Change” gode di arpeggi jangly e di un tono dreamy, ma allo stesso tempo si sposta verso territori più folk creando la solita grande sensazione di intimità, mentre “Soft Cover” risulta come sempre perfetta a livello di melodie, ma allo stesso tempo sembra spostarsi verso territori alt-rock, aumentando anche di intensità.
“Actor” poi parla del ruolo che ognuno recita nella propria vita: sincera e profonda, la canzone si muove con proverbiale dolcezza tra toni indie-pop e Americana.
Con una incredibile tenerezza, suoni gradevoli e variegati e un poetico tocco di magia, i Widowspeak riescono a regalare ancora una volta ai loro fan un disco di qualità e capace di farci sognare a occhi aperti.
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