solidarietà tra macerie e crisi umanitaria
Esprimere ancora una volta la propria vicinanza a migliaia di persone, uomini, donne e bambini duramente messi alla prova dalla guerra. Questo l’obiettivo della nuova visita pastorale del patriarca latino Pierbattista Pizzaballa e di quello greco ortodosso Teofilo III che per la seconda volta si sono recati insieme tra le macerie di Gaza. Ad accompagnarli Josef Blotz, Gran ospedaliero del sovrano militare Ordine di Malta e alcuni rappresentanti della Malteser international, l’organizzazione umanitaria che opera in numerose zone del mondo.
La visita «esprime la responsabilità pastorale delle Chiese di Gerusalemme nei confronti delle Chiese locali e dell’intera popolazione di Gaza, dove le famiglie continuano a subire gravi sofferenze umanitarie, paura, perdite e incertezza», sottolinea in una nota il Patriarcato latino di Gerusalemme. Nel comunicato si pone anche l’accento sul valore imprescindibile della preghiera in un contesto «devastato dalla sofferenza che, apparentemente, toglie forza a qualsiasi speranza».
Applausi e grida hanno accolto i due leader religiosi nella prima tappa al complesso della Sacra famiglia, guidato dal parroco Gabriel Romanelli, dove, fin dallo scoppio della guerra tantissime famiglie cristiane e musulmane hanno trovato un tetto per ripararsi e cibo e acqua potabile per sopravvivere. «La situazione è difficile» non ha mancato di sottolineare Pizzaballa che ha assicurato come proprio per questo l’attenzione per Gaza resti una priorità. Il patriarca ha espresso una grande gioia tuttavia nel poter – ha detto – «guardare negli occhi non solo i parrocchiani e le persone che vivono intorno alla struttura religiosa, ma tutti gli abitanti di questa città sofferente», che non possono uscire.
Pizzaballa è infatti tra le pochissime persone a cui in questi anni è stata data la possibilità di entrare a Gaza. Già il 19 dicembre del 2025 il cardinale aveva fatto visita alla popolazione e il 21 dello stesso mese aveva voluto celebrare anticipatamente proprio nella parrocchia della Sacra Famiglia, la messa di Natale, accompagnata dal rumore dei bombardamenti. Era stato invece all’indomani del raid israeliano – che colpì proprio la Sacra Famiglia, causando 3 morti e diversi feriti, tra cui lievemente lo stesso Romanelli – che il cardinale Pizzaballa e Teofilo III avevano voluto recarsi, per la prima volta insieme, a Gaza per portare solidarietà.
Pizzaballa e Teofilo ieri hanno incontrato il clero, le comunità religiose, le famiglie e le persone colpite dalla crisi umanitaria. Hanno anche benedetto una clinica in un contesto dove esiste una grande emergenza sanitaria. A Gaza, ci dice padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa e già vicario, la situazione è sempre difficile. La tregua in corso non ha dato i frutti sperati e si continua a morire ogni giorno. Manca ancora tutto, non entrano aiuti e la popolazione è allo stremo con l’aggravante del caldo eccezionale di questi giorni. Le persone di Gaza, ci dice ancora Faltas, mi raccontano che vivono in condizioni disumane. Il vero rischio inoltre, ci spiega Faltas, è che il Medio Oriente ormai è visto come una regione continuamente in conflitto, c’è quindi il rischio dell’assuefazione e dell’indifferenza.
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