Umbria

Umbria24 dentro la protesta albanese contro il mega resort del genero di Trump

Albanesi residenti in ogni angolo del mondo stanno rientrando in patria, anche per pochi giorni, per unirsi alle manifestazioni della “Flamingo Revolution” contro il mega resort di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. È la 22esima giornata consecutiva di proteste a Tirana e la piazza non accenna a svuotarsi, così come in altre città albanesi. Umbria24 il 20 giugno ha partecipato alla manifestazione più grande dall’inizio del movimento: i media albanesi hanno stimato oltre 250 mila partecipanti, con la folla che ha riempito il boulevard Dëshmorët e Kombit da piazza Skanderbeg fino a piazza Madre Teresa.

La testimonianza «Sono tornato per questa manifestazione», ha raccontato uno dei partecipanti incontrati a Tirana, ai microfoni di Umbria24. La sua storia rispecchia quella di molti altri: albanesi emigrati anni fa che oggi sentono il bisogno di tornare, almeno per qualche giorno, a difendere il proprio paese. «Stanno facendo lo stesso tanti degli albanesi che nel 1991 sono sbarcati in Italia: anche loro adesso vogliono venire a protestare, perché questo è il nostro paese e se vendono l’Albania, dove torneremo in futuro?».

La protesta Le proteste sono iniziate il 23 maggio scorso nel villaggio di Zvërnec, nei pressi della laguna di Narta, innescate dalla gestione governativa dei lavori preparatori e dai progetti di sviluppo turistico di lusso legati all’isola di Sazan. L’area ospita oltre duecento specie animali, tra cui fenicotteri, tartarughe marine e pellicani dalmati. La laguna di Narta fa parte delle “Important bird areas” ed è candidata a diventare sito Emerald. È stato il fenicottero rosa a dare il nome simbolico al movimento “Flamingo revolution”, coi manifestanti che scendono in piazza con fenicotteri gonfiabili e sagome di cartone rosa.

La legge 21/24 La piazza si oppone anche alla legge 21/24, che secondo loro aprirebbe la strada definitiva all’urbanizzazione delle aree protette del paese. «Vogliamo opporci alla costruzione del progetto, ma anche a questa legge, che potrebbe dare luce verde all’urbanizzazione delle zone protette», ha spiegato uno dei partecipanti intervistati a Umbria24, secondo cui «se su quest’isola faranno quello che hanno progettato, i fenicotteri non esisteranno più e nemmeno la riserva naturale».

Il progetto di Jared Kushner Dietro al resort c’è un nome che ha trasformato una protesta ambientale locale in un caso internazionale. Lo sviluppo è guidato da Sazan real estate development Llc, in partnership con Atlantic incubation partners, società collegata ad Affinity partners, il veicolo d’investimento privato di Kushner, genero di Trump.

Le parole di Ivanka Trump A pesare, come ricosturito da Novimite.com, le parole con cui Ivanka Trump, figlia del presidente Usa, ha raccontato l’origine del progetto: «Eravamo sulla barca di un amico, ci siamo fermati per fare il bagno. In sostanza è così che l’abbiamo trovata» l’isola di Sazan, che ha poi definito una «scoperta» e «un’isola privata», quando ovviamente è invece territorio nazionale albanese.

Edi Rama Secondo i manifestanti il premier starebbe cedendo porzioni strategiche del territorio a interessi stranieri. «Vuole vendere tutta l’Albania a Israele, all’America, a Dubai. Noi non vogliamo vendere il nostro paese», ha detto uno dei partecipanti incontrati in piazza da Umbria24. Le richieste di bloccare il progetto sono state gradualmente affiancate da richieste politiche sempre più esplicite: le dimissioni di Rama e elezioni anticipate. Rama ha tentato di screditare le proteste sostenendo che starebbero scoraggiando il turismo, accusa respinta senza esitazione dai dimostranti: «I turisti vengono lo stesso e molti sono dalla nostra parte», dice un altro manifestante a Umbria24.

La risposta internazionale Il 17 giugno il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione annuale sull’Albania includendo una richiesta specifica: moratoria immediata su nuovi permessi e cantieri nelle aree protette, valida fino all’abrogazione delle modifiche alla legge del 2024 e fino alla piena conformità agli standard ambientali europei. Rama ha promesso di non fare marcia indietro sul progetto, accusando attivisti informatici stranieri e l’Iran di alimentare le proteste con disinformazione.

Controllo e ritorsioni Secondo alcune informazioni raccolte da Umbria24, civili e agenti in borghese monitorerebbero le manifestazioni annotando i nomi di chi partecipa; il giorno successivo, i lavoratori identificati riceverebbero l’ordine di non presentarsi più al lavoro. «Se mio padre lavora da qualche parte, gli dicono: tuo figlio era in piazza, non deve tornare», ha riferito a Umbria24 un manifestante che ha preferito restare anonimo. «Ci sono persone in giro anche durante la manifestazione che vedono chi esce e chi non esce e mandano i nomi». La risposta della piazza a questa pressione è la forza dei numeri: «Dobbiamo continuare ad essere centinaia di migliaia per non essere fermati».

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